EVENTI
sabato 22 novembre 2008
giovedì 13 novembre 2008
Domani tutti a Roma!!!
lunedì 10 novembre 2008
Pisa: assemblea di Lettere
- Consigliodi Facoltà di mercoledì 12 novembre
- Manifestazione nazionale del 14 novembre a Roma
- Prossime forme di mobilitazione a Lettere
Lettere non vuole morire!
Rinnoviamo l'invito a segnalarci tutte le iniziative di cui siete a conoscenza in tutta Italia. Grazie.
sabato 8 novembre 2008
News
- Tagliamo i baroni - colloquio di Daniela Minerva con il rettore della Normale - Espresso
- La protesta degli studenti non si ferma - Fulvio Milone - Stampa
- Scuola, cortei in tutta Italia a Roma cariche della polizia - Mario Reggio - Repubblica
- Ingabbiati sotto i manganelli - Laura Mari - Repubblica
giovedì 6 novembre 2008
Pisa: "RIFLESSIONE IN PIAZZA"
Il professor Adriano Podestà terrà la lezione: CRISI DEL CAPITALISMO CONTEMPORANEO per commentare i tagli all’istruzione alla luce della crisi economica mondiale.
Sono invitati a partecipare tutti gli studenti ed i docenti di tutte le facoltà e scuole Medie e Superiori di Pisa!
Sono invitati a partecipare tutti gli studenti ed i docenti di tutte le facoltà e scuole Medie e Superiori di Pisa!
domenica 2 novembre 2008
Pisa, lezioni di democrazia
«Sono grata alla Gelmini e a Tremonti perché, al di là di cosa riusciremo a ottenere con le nostre lotte, ci hanno fatto capire che siamo vivi. La mia è una generazione cresciuta nella convinzione di essere incapace di organizzarsi, di mobilitarsi per un obiettivo comune: in queste settimane stiamo invece scoprendo che non è così». Incontriamo Chiara al Polo Carmignani occupato, il cuore della mobilitazione pisana. È la prima ad essere sorpresa della «qualità» di questo movimento: «Mi sono persa i primissimi giorni di mobilitazione e quando sono arrivata il Carmignani era già occupato, con un’organizzazione perfetta: tavoli di lavoro su varie tematiche, che ogni giorno riferiscono ordinatamente all’assemblea, per poi prendere tutti insieme le decisioni». Non a maggioranza, però. La filosofia del Carmignani è quella di discutere fino a trovare una sintesi che metta d’accordo tutti, senza la necessità di arrivare al voto, che metterebbe per forza qualcuno in minoranza.
Al Carmignani oggi è il day after: ieri sono stati protagonisti della puntata di Annozero, una importante vetrina nazionale, certo, ma soprattutto un modo per dare un’identità al movimento pisano e per tenere alta l’attenzione della città. «Siamo convinti che bisogna lavorare soprattutto sui luoghi del conflitto e sul territorio», spiega Giorgio Bottino. Giorgio è uno studente della Normale, ma è anche uno degli occupanti fissi del polo Carmignani. Sostiene che adesso è necessario che il movimento faccia un salto politico, che cominci ad inserire la questione scuola e università all’interno di una riflessione più ampia, più propriamente politica, appunto.
Ha fatto molto scalpore la mobilitazione dei normalisti. «Già a luglio», racconta Orso Piaventa, perfezionando in Storia dell’arte alla Normale, «abbiamo iniziato a ragionare sulle conseguenze della legge 133. La nostra intenzione è quella di elaborare uno studio approfondito sulla situazione dell’università italiana per dare un contributo al movimento, del quale condividiamo completamente le posizioni». I normalisti hanno anche approvato un documento con il quale invitano i loro docenti e il direttore della Scuola a prendere una posizione «chiara e decisa contro i provvedimenti del governo» e chiedono «di concordare modalità radicali di protesta». Una delle idee in cantiere, per esempio, è quella di una sospensione della didattica, magari breve, che consenta di organizzare degli incontri ad alto livello per coinvolgere tutto il mondo della cultura italiano, ma anche internazionale.
Una componente fondamentale del movimento pisano è il coordinamento dei ricercatori precari. Sono 17 le forme contrattuali censite nell’ateneo: si va dall’assegnista al supporto alla didattica, dal dottorando al ricercatore in formazione. «Quello che ci unisce», spiega Ilaria Possenti, professoressa a contratto di Pedagogia nella facoltà di Lettere e filosofia, «è la precarietà e la mancanza di corrispondenza tra quello che c’è scritto sui nostri contratti e quello che in realtà facciamo». Prendiamo i dottorandi, per esempio: in teoria sono «studenti» in formazione, nella pratica – soprattutto in alcune facoltà – spesso svolgono compiti tipici dei ricercatori o dei docenti. Il sostanziale blocco del turn over è per questa categoria una vera catastrofe. La legge 133 prevede infatti che per ogni 5 pensionamenti, ci sia una sola assunzione. Ma la professoressa Possenti ci mette in guardia: «La situazione è ancora più drammatica di quel che già non sembri. La legge, infatti, non specifica gli ambiti in cui questo meccanismo deve funzionare. Quindi un’assunzione ogni cinque pensionamenti non significa necessariamente un ricercatore assunto ogni cinque pensionamenti. Le assunzioni possono infatti essere anche tra il personale tecnico-amministrativo o in facoltà diverse da quella in cui ci sono stati i pensionamenti».
A Pisa non c’è alcuna aria di smobilitazione. Continuano le lezioni in piazza, continuano le assemblee. Soprattutto continua la voglia di informarsi e di elaborare proposte. Uno dei tavoli di lavoro più attivi organizzato dal Carmignani – come ci spiega Carla Sala, studentessa di filosofia, una sorta di ufficio stampa del movimento – è quello sull’autoformazione. Si tratta di un tavolo al quale sono presenti tutte le componenti dell’università e l’ambizione è quella di elaborare proposte concrete per una riforma dell’università che metta al centro il sapere come diritto e come bene pubblico. Lezioni di democrazia.
sabato 1 novembre 2008
I ricercatori di Ingegneria di Pisa contrari alla legge 133/2008 commentano le dichiarazioni del ministro Gelmini
Il testo seguente è preso dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione (www.pubblica.istruzione.it). Contiene notizie e dati falsi. In un paese normale un ministro sa di cosa parla, e non tira numeri a caso.
Ricercatori di Ingegneria contro la 133 - Pisa
Dichiarazione del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini
Roma, 24 ottobre 2008
Ho chiesto ai ragazzi se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male.
E’ inaccettabile che:
l’università italiana produca meno laureati del Cile
[Ric] Oltre a essere falso, è anche palesemente inverosimile. I laureati in Italia sono circa 301mila l’anno (2005, MIUR), in Cile sono 87mila (2006, min. dell’Istruzione cileno, dati consultabili via web).
abbiamo 94 università, più 320 sedi distaccate nei posti più disparati
[Ric] Potresti cominciare chiudendone qualcuna. Ti diamo un’idea: l’Ateneo e-Campus, Università telematica istituita con Decreto Ministeriale 30/1/2006 (governo Berlusconi bis, guarda caso). Per chi non lo sapesse, sono quelli del CEPU che si sono fatti la propria università (non stiamo scherzando). Oppure la Korè di Enna, l’università di Salvo Andò, che ha recentemente conferito la laurea “honoris causa” al ministro Alfano (neanche questo è uno scherzo).
ci siano 37 corsi di laurea con 1 solo studente
[Ric] Facci due esempi. Scommettiamo che non sei capace? A meno che non ti riferisca a corsi di laurea disattivati (tipo quelli del vecchio ordinamento), ai quali risulta ancora iscritto uno studente. Per quelli esistono i corsi mutuati. Nessuno tiene un corso di laurea in piedi, pagando venti e più professori, per un solo studente, anche perché la legge non lo consente: per tenere aperto un corso sono necessari dei “requisiti minimi”. Un ministro dovrebbe saperlo.
327 facoltà non superino i 15 iscritti
[Ric] Ancora: facci due esempi (che non siano finti, come quelli di sopra). E, se ne trovi qualcuna, chiudila. Tanto di guadagnato per tutti. E poi che scusa sarebbe questa per tagliare i fondi ad università con 50mila studenti, facoltà con 10mila, e corsi di laurea con più di cento?
negli ultimi 7 anni siano stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi siano stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro
[Ric] È grossolanamente falso. Gli idonei, (e non promossi: non siamo, infatti, alle elementari) sono 26000. I concorsi per associato, per legge, hanno la doppia idoneità. Quindi, ogni posto bandito comporta due idonei. Uno si prende il posto, l’altro si tiene l’idoneità, che non comporta spese per nessuno. La spesa c’è se un idoneo viene chiamato in servizio da un’università, che per farlo deve avere del budget disponibile. Se è disponibile, vuol dire che c’è. Quindi non c’è nessuna spesa pazza da giustificare. E comunque, negli ultimi sette anni il numero di associati in servizio è cresciuto di 930 unità, non di 26000, né di 13232 (dati 2005, MIUR). Nello stesso periodo gli studenti sono cresciuti di 150mila unità.
ci siano 5 università importanti con buchi di bilancio enormi (e sono i luoghi dove si protesta maggiormente) che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni
[Ric] La nostra università è stata annoverata tra quelle “prossime alla bancarotta”. È falso. I nostri bilanci sono in pari, basta leggerli. Andranno in rosso dal 2010, ma solo grazie ai vostri tagli. Grazie per averci chiamato “importanti”, comunque. Se siamo importanti, perché ci tagli i fondi?
si siano moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa per l’università in maniera inaccettabile
[Ric] Chiacchiere. Giusto per dare due numeri: dal 2002 al 2008, a Pisa, il numero di docenti è calato di 65 unità, e quello di tecnici amministrativi di 226 (dati del Rettorato).
non ci sia un’università italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo
[Ric] Giusto. Le classifiche in vigore premiano la produzione scientifica, non la produttività scientifica, cioè la quantità di lavoro prodotto per euro speso. Se lo facessero, saremmo primi, e di gran lunga. Dacci gli stessi finanziamenti, vedrai che ti facciamo fare un figurone.
ci siano 5500 corsi di laurea, mentre in Europa ne troviamo la metà
Siano insegnate 170.000 materie rispetto alle 90.000 della media europea
nel 2001 i corsi di laurea fossero 2444, oggi 5500
[Ric] Peccato che dal 2001 ad ora siamo passati dal vecchio ordinamento, con lauree quinquennali, al nuovo ordinamento, con lauree su due livelli. Il fatto che i corsi siano raddoppiati è pertanto abbastanza ovvio. Se sono più che raddoppiati è perché il senso del 3+2 è di allargare l’offerta specialistica mantenendo contenuta quella di base.
i ragazzi siano sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.
[Ric] Ancora chiacchiere. Il sistema dei crediti formativi prevede un numero di ore standard. E poi, se anche fosse, cosa dovremmo fare? Dare via lauree facendo studiare le persone un terzo di quello che studiano adesso? È questa la tua idea di università di qualità?
venerdì 24 ottobre 2008
giovedì 23 ottobre 2008
Documento approvato dal collegio docenti, Liceo Buonarroti di Pisa
DOCUMENTO APPROVATO DAL COLLEGIO DEI DOCENTI
DEL LICEO SCIENTIFICO STATALE “FILIPPO BUONARROTI” DI PISA
IL 16.10.2008
Il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico “Filippo Buonarroti”, riunito il 16 ottobre 2008, ritiene che i provvedimenti del Governo – L. 133/08, DL 137 e proposta di legge Aprea – concorrano a disarticolare e marginalizzare il sistema dell’Istruzione pubblica, a danno dei processi di formazione degli alunni e dello stesso diritto allo studio.
I docenti di questo Collegio sono fortemente preoccupati per la drastica riduzione di posti di lavori che questi provvedimenti comportano
- innanzitutto perché dove non c’è lavoro non c’è dignità né solidarietà né attenzione alle ragioni della comunità, ma solo egoismo e feroce competizione
- poi perché tali misure sono dettate unicamente da criteri contabili che ignorano qualsiasi considerazione inerente la vita concreta e i bisogni della scuola e di chi la frequenta, minando le reali possibilità di efficacia e di efficienza della sua azione.
Sono inoltre preoccupati per la mortificazione e lo scempio di competenze didattiche e culturali che tali provvedimenti comportano e per l’impoverimento complessivo sia della qualità del lavoro degli insegnanti sia dell’istruzione e del processo formativo dei giovani.
In particolare la scelta del ritorno al maestro unico è pedagogicamente discutibile, in quanto il maestro unico, solo e non confortato nelle sue scelte dal confronto con i colleghi, oltre che costretto al ruolo di “tuttologo”, non può più costituire una figura di riferimento incisiva e rassicurante per gli alunni.
Questo vogliamo sia chiaro alle famiglie, così falsamente rassicurate dalla prospettiva di un ritorno all’antico che, in un mondo radicalmente diverso, altro non può essere che impoverimento e marginalità.
Riteniamo che la stessa logica sembra presiedere al nuovo assetto della scuola superiore che ci viene prospettato; per questo motivo non possiamo che ribadire il nostro netto rifiuto.
Quello che si progetta è una vera e propria azione di discredito della scuola pubblica, il cui ridimensionamento non può che favorire istanze private di formazione.
Non solo dunque manca ogni volontà di rilancio materiale e culturale della scuola pubblica, ma si punta a un modello di scuola, in particolare la secondaria superiore, subordinata ad interessi ad essa esterni, che ne condizioneranno finalità e percorsi educativi.
Sulla base di queste considerazioni
ESPRIMIAMO la più netta opposizione alla conversione in legge del DL 137;
RECLAMIAMO il ritiro della L133/08 (in particolare dell’articolo 64 sulla scuola);
MANIFESTIAMO la più completa solidarietà alla lotta che rettori, studenti, docenti, ricercatori e personale amministrativo stanno conducendo nel nostro ateneo e in quelli di tante altre città d’Italia;
CHIEDIAMO che vengano salvaguardate le prospettive di inserimento nel mondo della scuola dei precari di oggi e delle studentesse e degli studenti che domani vorranno intraprendere questo lavoro;
STIGMATIZZIAMO la proposta di legge Aprea, che trasformerebbe le scuole in fondazioni, eliminerebbe gli organi collegiali sostituendoli con organi di tipo aziendale (Consiglio di Amministrazione invece del Consiglio di Istituto), annullerebbe qualsiasi rappresentanza (sindacale e non) delle componenti della scuola;
CONDIVIDIAMO la forte preoccupazione espressa dagli studenti, la cui proposta è fondata su motivazioni valide e condivisibili e collegata alle iniziative nelle scuole, nelle università e nel territorio da parte di docenti e ATA, studenti e genitori contro i provvedimenti e progetti di smantellamento della scuola pubblica;
PROPONIAMO di organizzare forme di “didattica aperta” per avviare finalmente un dibattito per un futuro di qualità della scuola pubblica.
Per concludere ci uniamo ai già numerosi appelli rivolti al Presidente della Repubblica, quale massima autorità di garanzia costituzionale, ricordando quanto affermato da Pietro Calamandrei nel febbraio 1950:
“COLPIRE LA SCUOLA PUBBLICA E’ IL PRIMO ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA DEL PAESE”
domenica 19 ottobre 2008
Programma della settimana aggiornato, Pisa
Lezioni in piazza (Lettere & Filosofia) Logge di Banchi ore 11:00, Prof Cazzaniga (ordinario di Filosofia Morale) "Nascita e crisi dello stato nazione"
Presidio mobile (Ingegneria) Polo B di Ingegneria 11:00 - 11:30
MARTEDI' 21:
Senato Accademico allargato 15:00 - Il Polo Carmignani sta organizzando un presidio.
Manifestazione regionale a Firenze - Possibile ritrovo: Stazione di Pisa 8:15
GIOVEDI' 23:
Manifestazione Cittadina - Piazza S.Antonio 15:00
VENERDI' 24:
Boicottaggio Dimostrativo degli Esercizi Commerciali: gli studenti sono invitati a non comprare nulla a Pisa per tutto il giorno, dal pane alla birra, dai vestiti ai libri, per mostrare anche la nostra importanza economica per la città intera.
Sono in via di definizione altri appuntamenti quali le lezioni in piazza
con il prof. Panizza e la prof.ssa Gualandi (giovedì), a cui noi tutti studenti, comunicatori e non, dobbiamo partecipare!! Quando avremo conferme definitive vi sarà inoltrato l'invito!
PASSATE PAROLA!!!
sabato 18 ottobre 2008
Pisa per la cultura
No alla svendita dell università
L'accesso ad un'istruzione di qualità è condizione fondamentale per la crescita culturale della società. Le nuove generazioni non avranno questa possibilità.
Da troppi anni la Scuola e l'Università pubblica hanno rappresentato per i governi che si sono succeduti solo onerose voci di spesa da tagliare, piuttosto che istituzioni su cui investire. La Legge Tremonti (133/08) rappresenta il passo conclusivo di un processo di destrutturazione dell'università pubblica.
E' necessario rimettere subito il tema dell'istruzione pubblica, dell'Università e della ricerca al primo punto dell'agenda politica del paese.
La Legge 133/08 presenta una serie di misure che, considerata la gravità inaudita, devono essere ritirate immediatamente:
• I tagli progressivi fino a 1.400 milioni di euro costringeranno gli Atenei a trasformarsi in fondazioni di diritto privato, con un inevitabile e incontrollato aumento delle tasse d'iscrizione: l'Università per tutti di fatto sparirà, l'accesso all'istruzione diventerà un privilegio legato al reddito e non più un diritto.
• La privatizzazione delle Università-fondazioni renderà meno libera e indipendente la ricerca, vincolandola agli interessi dei finanziatori privati: la ricerca di base - non suscettibile di un immediato sfruttamento economico – sarà annientata.
• La riduzione indiscriminata degli organici (solo 1 nuovo assunto per ogni 5 pensionamenti) renderà del tutto impossibile garantire una didattica di qualità, con un appiattimento generale dell'offerta e l'incapacità di mantenere la copertura anche dei corsi fondamentali.
• Migliaia di precari della ricerca e del settore tecnico-amministrativo vedranno definitivamente svanire - dopo numerosi anni dedicati alla ricerca e all'Università - la possibilità di una stabilizzazione della propria posizione lavorativa. Un licenziamento preventivo. (art. 37 del ddl 1441 quater disposizioni in materia di
stabilizzazioni).
Gli effetti di questi provvedimenti graveranno su ogni grado dell'Istruzione, negheranno a moltissimi l'accesso alla cultura, colpiranno anche le economie delle città universitarie come Pisa.
QUESTI PROBLEMI RIGUARDANO TUTTI
Questo corteo è una tappa di una mobilitazione che proseguirà abbracciando diverse forme di lotta. Chiediamo alle istituzioni universitarie e del territorio di prendere una posizione chiara e forte e che dimostrino concretamente la loro opposizione alla legge. In difesa di un'università che sia realmente pubblica e per il ritiro immediato della legge 133/08. Invitiamo la cittadinanza, gli studenti e tutte le realtà associative e di movimento del territorio a partecipare al corteo.
E' quindi indetta una manifestazione cittadina
Giovedì 23 Ottobre alle ore 15:00
con concentramento in Piazza S. Antonio.
Salta l’inaugurazione dell’anno accademico
Nel suo intervento conclusivo, il Rettore Pasquali si è anche impegnato a convocare una riunione del Senato Accademico straordinario, allargato alle rappresentanze delle componenti istituzionalmente non presenti nell’Organo, da cui scaturisca una presa di posizione condivisa dell’Ateneo. Il professor Pasquali, infine, ha confermato il suo impegno a rappresentare all’interno della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane le istanze che stanno maturando a Pisa e ad attivarsi in quella sede per concordare iniziative comuni che coinvolgano il sistema universitario nazionale.
In precedenza l’assemblea si era confrontata al suo interno facendo emergere, su tutto, la necessità di superare le legittime diversità di accenti per esprimere una posizione unitaria. Questa richiesta è partita ed è stata poi ripresa nei diversi interventi che, pur affrontando la questione da diverse prospettive, sono stati fatti dai presidi di Farmacia, Antonio Lucacchini, di Scienze MFN, Umberto Mura, di Ingegneria, Emilio Vitale, e di Giurisprudenza, Marco Goldoni; da alcuni rappresentanti degli organi accademici di Ateneo, da docenti, tecnici amministrativi, studenti e personale precario dell’Università.
Intervento di apertura del Rettore. In apertura di riunione, il Rettore aveva ricordato che la grave crisi degli Atenei italiani deriva dalle scelte politiche dei governi, di diverso orientamento politico, che si sono alternati alla guida del Paese negli ultimi anni. A questo scenario già molto penalizzante per le Università, si è poi aggiunto il Decreto Legge n.112, convertito nella Legge 133 del 6 agosto 2008, che rischia di mettere definitivamente in crisi il sistema italiano dell’Università e della ricerca. Per questo, ha detto il professor Pasquali, è quanto mai opportuna un’azione energica da parte degli Atenei e del mondo universitario, “un’azione - ha aggiunto - che non sia rivolta solo contro i gravi provvedimenti adottati dal governo, ma anche verso l’opinione pubblica per far conoscere le capacità, le competenze e le eccellenze che sono racchiuse nelle istituzioni accademiche e che costituiscono una ricchezza di cui l’Italia non può assolutamente fare a meno se vuole continuare ad essere competitiva a livello internazionale”.
Il Rettore ha quindi affermato che l’Università di Pisa e il sistema universitario italiano non vogliono assolutamente trincerarsi dietro la difesa di privilegi o di posizioni conservatrici, ma anzi intendono essere parte attiva e propositiva di un processo di riforma del sistema universitario. “All’interno della nostra realtà - ha concluso - abbiamo fatto e stiamo facendo un serio esame critico. Nello stesso tempo, vogliamo rapportarci con la società e la politica italiane avanzando proposte concrete e, dunque, chiediamo di poter discutere presto con il governo delle nostre idee relative alle forme di governance degli Atenei, al sistema di reclutamento, ai modelli per incentivare la ricerca e il suo collegamento con il mondo produttivo, ai progetti di semplificazione e razionalizzazione dell’offerta didattica”.
Il Rettore Pasquali ha ribadito in questo video le posizioni già espresse di fronte all’assemblea.
Le mozioni di Scienze politiche, Farmacia e Lingue. Dopo Ingegneria, Lettere e Scienze matematiche fisiche e naturali, altre tre facoltà hanno preso posizione contro le decisioni del governo. I Consigli di Scienze politiche, di Farmacia e di Lingue e Letterature straniere, riunitisi nei giorni scorsi, hanno approvato delle mozioni in cui esprimono forti preoccupazioni per il futuro dell’Università pubblica, in seguito all’approvazione della legge n. 133.
Intanto la facoltà di Medicina e Chirurgia ha convocato per venerdì 17 ottobre un Consiglio straordinario.
Di seguito i link alle mozioni delle facoltà di Scienze politiche, Farmacia e Lingue Letterature straniere:
Facoltà di Scienze politiche, mozione approvata il 14 ottobre
Il Consiglio di Facoltà si è riunito in data 14 ottobre 2008 in seduta straordinaria e allargata a una rappresentanza dei precari della ricerca e dell’area tecnico-amministrativa della Facoltà e a una rappresentanza degli studenti di Scienze Politiche del Polo Carmignani occupato per discutere gli effetti della legge 133/2008. Il Consiglio di Facoltà auspica una riforma del sistema universitario che preveda interventi selettivi per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità della governance, introdurre parametri efficaci di valutazione della didattica e dell’attività di ricerca; istituire meccanismi concorsuali trasparenti. La legge 133/2008 non risponde affatto a queste esigenze. La legge 133/2008 prevede soltanto:
- un taglio indiscriminato e progressivo delle risorse destinate al fondo di finanziamento ordinario (art. 66, comma 13)
- la limitazione del turn-over al 20% delle unità del personale docente e amministrativo fino al 2012 (art. 66, comma 13 e comma 7);
- la possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni private con un semplice voto del Senato accademico, attraverso il quale si avrebbe il trasferimento a titolo gratuito dell’intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private (art. 16).
Questi interventi, posti in essere senza alcun effettivo confronto con i rappresentanti delle diverse componenti del sistema universitario, hanno un carattere strutturale e incidono pesantemente sul finanziamento della ricerca, sulla possibilità di reclutamento e di avanzamento di carriera, sugli assetti istituzionali, sulla natura stessa dell’Università quale soggetto pubblico. Le conseguenze saranno infatti l’inevitabile dequalificazione dell’attività di ricerca, con una ricaduta negativa sulla didattica; la drastica riduzione del personale docente e tecnico-amministrativo; l’affossamento definitivo delle speranze di ingresso di molti giovani e di carriera per ricercatori e professori associati; la contrazione dell’offerta formativa e dei servizi amministrativi e di sostegno alla didattica garantiti agli studenti. Lo scenario alternativo è la trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato, con prevedibili conseguenze negative in termini di lievitazione delle tasse universitarie, caduta della qualità dell’offerta formativa, ulteriore precarizzazione dell’attività di docenza, mortificazione della ricerca. Al di là della prevedibile privatizzazione dei rapporti di lavoro, infatti, rimane del tutto indeterminato il futuro assetto organizzativo e gestionale dei nuovi soggetti privati, che andrebbero a subentrare alle Università rilevandone il patrimonio.
La legge produce effetti particolarmente penalizzanti per gli Atenei storici, tra i quali l’Università di Pisa, caratterizzati da una più marcata necessità di ricambio del corpo docente. La Facoltà di Scienze politiche, storicamente sottodimensionata, presenta sotto questo profilo una situazione di assoluta emergenza. A fronte di 14 pensionamenti previsti nei prossimi 4 anni, pari a circa il 25% del corpo docente, saranno infatti possibili soltanto 2,8 operazioni di reclutamento o avanzamento di carriera.
I ricercatori della Facoltà di Scienze politiche, riuniti in assemblea il 13 ottobre 2008, hanno approvato un documento con il quale esprimono la loro protesta nei confronti della legge 133/2008 e deliberano lo stato di agitazione, rinunciando agli affidamenti didattici aggiuntivi e invitando le altre componenti del corpo docente ad aderire alla loro mobilitazione.
Il Consiglio di Facoltà a maggioranza, con un voto contrario:
- manifesta la propria solidarietà ai ricercatori;
- prende atto della rinuncia dei ricercatori agli affidamenti didattici aggiuntivi e dell’intenzione manifestata da numerosi docenti di I e II fascia di rinunciare ad incarichi eccedenti i loro doveri contrattuali;
- chiede al Preside di sospendere la normale attività didattica allo scopo e per il tempo utile a consentire la necessaria e conseguente rimodulazione dell’offerta didattica;
- invita tutte le componenti presenti al Consiglio di Facoltà ad organizzare incontri e seminari di discussione sui contenuti della legge 133/2008;
Il Consiglio di Facoltà invita il Preside a chiedere agli organi di governo dell’Ateneo di riunirsi per valutare ed esprimersi in merito alla situazione di disagio che si è venuta configurando.
Facoltà di Farmacia, mozione approvata il 15 ottobre
Il Consiglio della Facoltà di Farmacia nella seduta del 15 ottobre 2008 dopo una lunga e motivata discussione alla quale hanno partecipato nella seduta allargata la componente studentesca ed il personale tecnico amministrativo ha deliberato presenti solo gli appartenenti al Consiglio di Facoltà il seguente documento:
Vista la delibera del Consiglio di facoltà di Farmacia del 18.07.2008
Vista il documento approvato dal Senato della Università di Pisa nella seduta del 7.10.2008.
Vista la posizione espressa dai Senati Accademici delle Università Toscane riunitisi per via straordinaria in seduta congiunta il 14.7.2008
Viste le prese di posizione di alcune Facoltà e Dipartimenti dell’Ateneo pisano e toscani;
Visto il documento dell’Assemblea tenutasi a Pisa il 8.10.2008
Vista la protesta studentesca, la profonda preoccupazione dei giovani laureati e di tutti coloro che svolgono attività di ricerca nell’Università senza una reale prospettiva futura,
Il Consiglio della Facoltà di Farmacia, pur nella piena consapevolezza della grave situazione economica del Paese, e delle criticità, anche di ordine finanziario, esprime una valutazione estremamente negativa relativamente ai contenuti che si riferiscono all’Università della legge 6 agosto 2008 n. 133.
Nello specifico, il Consiglio di Facoltà di Farmacia ribadisce che gli interventi previsti per l’Università costituiscono una profonda alterazione dei caratteri e dei connotati del sistema, nonché delle capacità operative delle Università.
La riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario e più complessivamente delle risorse disponibili, realisticamente non compensabili con nuove e diverse entrate, che si aggiungono ad un pregresso conclamato sottofinanziamento, provocherà un rapido ed inevitabile deterioramento della didattica, della ricerca e dei servizi.
La limitazione improvvisa del turn-over, pesante e senza una preventiva valutazione, contraddice l’esigenza di un ricambio generazionale della docenza e colpisce ancor più il personale tecnico-amministrativo, comportando il peggioramento indiscriminato degli Atenei pubblici.
Il Consiglio della Facoltà di Farmacia non può non rilevare che tale provvedimento si caratterizza per una totale assenza di valutazione e motivazione.
Il Consiglio di Facoltà non può inoltre non rilevare che l’incapacità di operare scelte razionali e motivate, basate su indicatori oggettivi d’efficacia e qualità dell’Università, è ormai una costante che sembra aver caratterizzato i diversi governi.
Viene inoltre sottolineato come l’opinione pubblica non sia sensibile alle tematiche dell’Università a causa di una campagna mediatica che ha evidenziato i casi di inefficienza e corruzione, comunque presenti nell’Università, senza considerare l’altra parte maggioritaria del mondo accademico che si impegna affinché gli Atenei continuino a mantenere standard elevati.
Il Consiglio di Facoltà esprime pertanto la sua profonda perplessità verso una classe politica che complessivamente non ha saputo, negli ultimi anni, comprendere le potenzialità reali della formazione avanzata per lo sviluppo sociale ed economico del paese.
Il Consiglio di Facoltà afferma che solo una discussione approfondita e condivisa a livello nazionale delle misure, che si ritengano necessarie ed opportune per un miglioramento e avanzamento dell’Università pubblica, sia l’unico strumento che permetta, nel rispetto dell’autonomia, una riforma efficace e produttiva.
Afferma altresì che non è attraverso la “strada delle Fondazioni” che tale risultato possa essere raggiunto ma anzi si perderebbe la vocazione pubblica e si provocherebbe al tempo stesso un aumento delle pesanti disparità dovute alle diverse realtà socio-economiche del Paese nonché si peggiorerebbero le condizioni di accesso al diritto allo studio.
Il Consiglio della Facoltà di Farmacia chiede pertanto :
− che gli organi istituzionali dell’Ateneo prendano una decisa posizione contro i provvedimenti del Governo, eventualmente anche attraverso la pubblica manifestazione della disponibilità di remissione del proprio mandato (Rettore, Presidi di Facoltà e componenti del Senato Accademico);
− la predisposizione di metodi di pubblicizzazione di questa protesta attraverso il sito della Facoltà, dei Dipartimenti e di tutti i docenti;
− che il Governo divenga consapevole che l’Università è settore strategico per il rilancio del paese e per tanto riveda i propri orientamenti politici;
− che tutti i parlamentari, indipendentemente dalla appartenenza politica, nella discussione della prossima Legge finanziaria, prendendo coscienza degli obiettivi che sarebbe opportuno raggiungere di utilizzo del PIL destinato all’alta formazione e alla ricerca al pari degli altri paesi della comunità europea provvedano a sospendere e correggere le norme previste dalla Legge 133/2008.
Il Consiglio di Facoltà dichiara inoltre la propria disponibilità a partecipare a manifestazioni condivise dall’intero Ateneo e del mondo universitario allo scopo di recuperare il consenso dell’opinione pubblica e produrre un ripensamento generale del governo.
Ritiene che sia indispensabile per questo che la CRUI si adoperi perché si inizi una trattativa con il governo per una riforma dell’Università che parta da una valutazione analitica dello stato delle Università e proponga misure che studiando nuovi meccanismi di reclutamento del personale docente e modifiche dello status giuridico del personale universitario arrivi ad una razionalizzazione delle risorse disponibili ed ad un potenziamento degli investimenti sulla ricerca.
Il Consiglio di Facoltà, approva all’unanimità questa mozione.
Facoltà di Lingue e Letterature straniere, mozione approvata il 15 ottobre
I professori, ricercatori, lettori, tecnici e amministrativi, dipendenti precari, dottorandi, assegnisti, contrattisti e studenti di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Pisa chiedono che il Rettore, il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione, raccogliendo la vibrante protesta della comunità universitaria pisana contro la legge 133/2008, che sta trovando crescente rispondenza nelle iniziative in atto in altri Atenei, esprimano una netta opposizione nei confronti di una politica mirata alla sistematica destrutturazione dell’Università pubblica mediante iniziative legislative disorganiche basate su tagli finanziari e tagli al turn-over.
A tale scopo, chiedono:
1) che il Rettore si faccia portavoce presso la CRUI e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca della richiesta di pervenire a sostanziali ed immediate modifiche legislative che escludano il sistema dell’università e della ricerca dall’ambito di applicazione della legge 133/2008, e della improcrastinabile necessità di apertura di un serio tavolo di trattativa istituzionale per la definizione di una riforma organica e condivisa dell’Università;
2) che quanto sopra venga dibattuto quanto prima in una seduta del Senato Accademico aperta a tutte le componenti del mondo accademico;
3) che, come segno visibile della posizione dell’Ateneo pisano, il Rettore assuma immediatamente la decisione di non procedere all’inaugurazione dell’Anno Accademico e che nella data originariamente prevista per tale evento tutte le attività dell’Ateneo vengano sospese in segno di protesta, dando il massimo rilievo attraverso i mass media a tali iniziative.
In considerazione di quanto sopra, l’Assemblea s’impegna :
- a non attivare una sospensione generalizzata dell’attività didattica, bensì una mirata a consentire la partecipazione di studenti e docenti a iniziative di protesta indette a livello locale e nazionale, purché comunicate con non meno di 5 giorni di anticipo al fine di consentire la pubblicizzazione delle stesse;
nel contempo, le attività didattiche prevederanno anche forme alternative, quali :
- lezioni all’aperto,
- lezioni concordate fra docenti e studenti, parzialmente o integralmente dedicate all’illustrazione dei contenuti della Legge 133/2008 e del funzionamento globale dell’Università,
- attività di autoformazione con la collaborazione dei docenti della Facoltà.