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LA PROTESTA CONTINUA!!!

venerdì 24 ottobre 2008

«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» - Intervista a Cossiga

Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008

INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI - ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac- cia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:

spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

CONFRONTO «Ieri un Pci granitico oggi Pd ectoplasma Perciò Berlusconi dev`essere prudente» [.]



giovedì 23 ottobre 2008

Pisa, 23 ottobre 2008: manifestazione epocale

Una manifestazione grandiosa quella di oggi: c'erano 10mila persone secondo il Tirreno, 20mila secondo la questura, 30mila secondo gli organizzatori.
Una partecipazione così non si vedeva da tanto: liceali, universitari, mamme con bambini, preacari, ricercatori, normalisti, docenti dell'università e della scuola.
La Facoltà di Giurisprudenza è occupata.

A breve pubblicheremo le foto.
Se volete segnalateci anche quelle che avete scattato voi!

Quei numeri che non si ingabbiano

Articolo di Angelo Melone su Repubblica.it

Berlusconi: "Mai pensato alla polizia"

"Non ho mai detto nè pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, da Pechino torna sulle polemiche suscitate dalle sue parole di ieri.

Coming Soon

Vignetta di Vauro, 23 ottobre 2008

Menomale qualcuno se ne accorge...

SCUOLA & GIOVANI

IL COMMENTO

Se il dissenso è un reato

di EZIO MAURO

Davanti a una protesta per la riforma della scuola che si allarga in tutt'Italia e coinvolge studenti, professori, presidi e anche rettori, il Presidente del Consiglio ha reagito annunciando che spedirà la polizia nelle Università, per impedire le occupazioni. La capacità berlusconiana di criminalizzare ogni forma di opposizione alla sua leadership è dunque arrivata fin qui, a militarizzare un progetto di riforma scolastica, a trasformare la nascita di un movimento in reato, a far diventare la questione universitaria un problema di ordine pubblico, riportando quarant'anni dopo le forze dell'ordine negli atenei senza che siano successi incidenti e scontri: ma quasi prefigurandoli.

Qualcuno dovrebbe spiegare al Premier che la pubblica discussione e il dissenso sono invece elementi propri di una società democratica, non attentati al totem della potestà suprema di decidere senza alcun limite e alcun condizionamento, che trasforma la legittima autonomia del governo in comando ed arbitrio. Come se il governo del Paese fosse anche l'unico soggetto deputato a "fare" politica nell'Italia del 2008, con un contorno di sudditi. E come se gli studenti fossero clienti, e non attori, di una scuola dove l'istruzione è un servizio e non un diritto.

Se ci fosse un calcolo, le frasi di Berlusconi sembrerebbero pensate apposta per incendiare le Università, confondendo in un falò antagonista i ragazzi delle scuole (magari con il diversivo mediatico di qualche disordine) e i manifestanti del Pd, sabato. Ma più che il calcolo, conta l'istinto, e soprattutto la vera cifra del potere berlusconiano, cioè l'insofferenza per il dissenso.

Lo testimonia l'attacco ai giornali e alla Rai fatto da un Premier editore, proprietario di tre reti televisive private e col controllo politico delle tre reti pubbliche, dunque senza il senso della decenza, visto che a settembre lo spazio dedicato dai sei telegiornali maggiori al governo, al suo leader e alla maggioranza varia dal 50,17 per cento all'82,25. Forse Berlusconi vuol militarizzare anche la libera stampa residua. O forse "salvarla", come farà con le banche.
da Repubblica.it (23 ottobre 2008)

Universitari: il premier non ci intimorisce

23-10-2008 11.17
Da ANSA.it

ROMA - Le parole di Berlusconi non fermano le proteste degli universitari: "la mobilitazione continua, anzi aumenta", dice l'Udu (Unione degli universitari). "Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Silvio Berlusconi di ieri - precisa - perché non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà é ormai, oltre che dell'intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la L. 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio".

Ecco alcune delle iniziative in programma per oggi. A l'Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura; a Perugia è stata convocata un'Assemblea a lettere dove si terrà un Consiglio di Facoltà aperto a tutti gli studenti di Lettere. Ad Urbino nell'Aula Magna di Economia i sindacati hanno indetto un'assemblea per le 11.00 che vedrà la partecipazione anche dell'associazione studentesca Agorà.

A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella Facoltà di Scienze Politiche ottenuto dal Coordinamento per l'Università Pubblica. Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un'autogestione che durerà fino al 30 Ottobre. A Bari sono previste Assemblee per gli studenti di Scienze Matematiche, Biotecnologia e Farmacia e per quelli della Facoltà di Lingue. Una fiaccolata è in programma stasera a Siena mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.

Documento approvato dal collegio docenti, Liceo Buonarroti di Pisa

DOCUMENTO APPROVATO DAL COLLEGIO DEI DOCENTI

DEL LICEO SCIENTIFICO STATALE “FILIPPO BUONARROTI” DI PISA

IL 16.10.2008 

Il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico “Filippo Buonarroti”, riunito il 16 ottobre 2008, ritiene che i provvedimenti del Governo  – L. 133/08,  DL 137 e proposta di legge Aprea – concorrano a disarticolare e marginalizzare il sistema dell’Istruzione pubblica, a danno dei processi di formazione degli alunni e dello stesso diritto allo studio. 

I docenti di questo Collegio sono fortemente preoccupati per la drastica riduzione di posti di lavori che questi provvedimenti comportano

- innanzitutto perché dove non c’è lavoro non c’è dignità né solidarietà né attenzione alle ragioni della comunità, ma solo egoismo e feroce competizione

- poi perché tali misure sono dettate unicamente da criteri contabili che ignorano qualsiasi considerazione inerente la vita concreta e i bisogni della scuola e di chi la frequenta, minando le reali possibilità di efficacia e di efficienza della sua azione. 

Sono inoltre preoccupati per la mortificazione e lo scempio di competenze didattiche e culturali che tali provvedimenti comportano e per l’impoverimento complessivo sia della qualità del lavoro degli insegnanti sia dell’istruzione e del processo formativo dei giovani. 

In particolare la scelta del ritorno al maestro unico è pedagogicamente discutibile, in quanto il maestro unico, solo e non confortato nelle sue scelte dal confronto con i colleghi, oltre che costretto al ruolo di “tuttologo”, non può più costituire una figura di riferimento incisiva e rassicurante per gli alunni.

Questo vogliamo sia chiaro alle famiglie, così falsamente rassicurate dalla prospettiva di un ritorno all’antico che, in un mondo radicalmente diverso, altro non può essere che impoverimento e marginalità. 

Riteniamo che la stessa logica sembra presiedere al nuovo assetto della scuola superiore che ci viene prospettato; per questo motivo non possiamo che ribadire il nostro netto rifiuto. 

Quello che si progetta è una vera e propria azione di discredito della scuola pubblica, il cui ridimensionamento non può che favorire istanze private di formazione. 

Non solo dunque manca ogni volontà di rilancio materiale e culturale della scuola pubblica, ma si punta  a un modello di scuola, in particolare la secondaria superiore, subordinata ad interessi ad essa esterni, che ne condizioneranno finalità e percorsi educativi. 

Sulla base di queste considerazioni 

ESPRIMIAMO la più netta opposizione alla conversione in legge del DL 137; 

RECLAMIAMO il ritiro della L133/08 (in particolare dell’articolo 64 sulla scuola); 

MANIFESTIAMO la più completa solidarietà alla lotta che rettori, studenti, docenti, ricercatori e personale amministrativo stanno conducendo nel nostro ateneo e in quelli di tante altre città d’Italia; 

CHIEDIAMO che vengano salvaguardate le prospettive di inserimento nel mondo della scuola dei precari di oggi e delle studentesse e degli studenti che domani vorranno intraprendere questo lavoro; 

STIGMATIZZIAMO la proposta di legge Aprea, che trasformerebbe le scuole in fondazioni, eliminerebbe gli organi collegiali sostituendoli con organi di tipo aziendale (Consiglio di Amministrazione invece del Consiglio di Istituto), annullerebbe qualsiasi rappresentanza (sindacale e non) delle componenti della scuola; 

CONDIVIDIAMO la forte preoccupazione espressa dagli studenti, la cui proposta è fondata su motivazioni valide e condivisibili e collegata alle iniziative nelle scuole, nelle università e nel territorio da parte di docenti e ATA, studenti e genitori contro i provvedimenti e progetti di smantellamento della scuola pubblica; 

PROPONIAMO di organizzare forme di “didattica aperta” per avviare finalmente un dibattito per un futuro di qualità della scuola pubblica. 

Per concludere ci uniamo ai già numerosi appelli rivolti al Presidente della Repubblica, quale massima autorità di garanzia costituzionale, ricordando quanto affermato da Pietro Calamandrei nel febbraio 1950: 

“COLPIRE LA SCUOLA PUBBLICA E’ IL PRIMO ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA DEL PAESE” 

mercoledì 22 ottobre 2008

"Avete sperperato, pagate voi"

«Se ci sono atenei che non sono in grado di pagare lo stipendio il mese prossimo, questo non ha nulla a che fare con i ministri Gelmini e Tremonti, ma col fatto che per quindici anni alcuni rettori hanno sperperato, pensando che qualcuno poi tappasse i buchi». E' la posizione controcorrente, in questi giorni di proteste generali e generalistiche, del rettore dell'Università di Trento, Davide Bassi. Il rettore ieri ha prodotto, insieme con i colleghi dell'Associazione per la Qualità delle università italiane statali (Aquis), un documento da presentare al Governo: si chiedono interventi mirati e non tagli "a pioggia". «Noi non abbiamo sperperato- ha proseguito il rettore - e per non farlo abbiamo dovuto dire molti no, anche di fronte a richieste che hanno una loro logica, ma che non sono sostenibili: allora non si può trattare tutti allo stesso modo. Si deve andare, pro futuro, a patti personalizzati ateneo per ateneo. I sacrifici li facciano coloro che hanno sperperato le risorse e non quelli che fino adesso si sono dati da fare per utilizzarle al meglio».
Il rettore non crede alla soluzione delle manifestazioni: «Noi», dice a Libero-news, «siamo servitori dello Stato, abbiamo un ruolo istituzionale, bloccare le lezioni è uno spreco di risorse e un danno inutile per gli studenti. La situazione è complicata, ma manifestare non ha senso. Ho ricevuto un centinaio di studenti che è venuto nel mio ufficio, nei giorni scorsi. Ho cercato di spiegare ai ragazzi che il maestro unico, per esempio, non dovrebbe più essere una loro preoccupazione: non abbiamo nemmeno la facoltà di scienze dell'educazione... Stanno protestando per tutto, per la riforma delle elementari, per quella dell'Università che nessuno ancora ha visto, per i tagli, per la privatizzazione dell'Università che è chiaramente un non problema, visto che nessuno in Italia ha le forze per acquistare gli atenei, né esiste in altri luoghi del mondo una università totalmente privata.
E' chiaro che una protesta così a "polpettone" ha solo una matrice ideologica, e non può portare certo a soluzioni. Gli sperperi ci sono stati, in questi ultimi decenni, e le difficoltà delle università italiane, come ho già detto, non vengono certo dai tagli di Tremonti. La crisi viene da lontano, ed è dovuta al fatto che molti rettori hanno usato l'autonomia dell'università senza correlarla al senso di responsabilità: hanno detto di sì a tutti, pagando tutti e accumulando così debiti consistenti. Ora, con la crisi economica in atto, si trovano in effettiva difficoltà con i mutui e i finanziamenti. Alcuni di loro scatenano gli studenti, così liberano della colpa. Noi, che abbiamo sempre fatto quadrare i conti, ora non vogliamo pagare per loro».
Libero News

Occupazione facoltà agraria e veterinaria Torino 02



Ringraziamo Gemma per la segnalazione.

Lettera del Presidente Napolitano

COMUNICATI
Data: 22-10-2008
Descrizione: Il Presidente Napolitano ha risposto alla lettera consegnatagli all'Università "La Sapienza" da una rappresentanza di studenti

Roma, 22 ottobre 2008

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto alla lettera consegnatagli ieri, in occasione di una cerimonia all’Università “La Sapienza” di Roma, da una rappresentanza di studenti, dottorandi e ricercatori.

Questo il testo integrale della lettera del Capo dello Stato:

“Cari studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza, ho ascoltato e letto con attenzione la lettera che mi avete consegnato e colgo l’occasione per indirizzarvi alcuni chiarimenti e spunti di riflessione. Innanzitutto : penso vi sia chiaro quale ordinamento la Costituzione abbia disegnato per la Repubblica. La nostra è una democrazia parlamentare – simile a quella di quasi tutti gli altri Stati europei – in cui al Capo dello Stato non sono attribuiti poteri esecutivi. Io non debbo dunque “decidere da che parte stare” : non posso stare dalla parte del governo e delle sue scelte, né dalla parte opposta. Le politiche relative a qualsiasi campo dell’azione dello Stato vengono definite dal Parlamento, in seno al quale la maggioranza e l’opposizione sono chiamate al confronto tra le rispettive proposte, che possono configurare soluzioni alternative ai problemi da affrontare. Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi nel merito dell’una o dell’altra soluzione in discussione, né suggerirne una propria , ma spetta solo richiamarsi ai principi e alle regole della Costituzione.

Ciò non significa – sia chiaro – che io mi senta estraneo (“abbandonandole a se stesse”, per usare la vostra espressione) alle esigenze della scuola, della ricerca, dell’Università. Al contrario : a queste esigenze, e alle problematiche connesse, ho dedicato, nello svolgimento delle mie attuali funzioni, da più di due anni, la più convinta e appassionata attenzione e iniziativa. E’ davvero in giuoco il futuro del paese : se l’Italia vuole evitare un’emorragia di preziosi giovani talenti, che trovano riconoscimento all’estero, gli investimenti nella ricerca – soprattutto – dovrebbero costituire una priorità, anche nella allocazione delle risorse, pubbliche e private.

Dico “dovrebbero” perché in realtà le scelte pubbliche (e anche quelle del sistema delle imprese) non sembrano riconoscere tale “priorità”, a cui troppe altre ne vengono affiancate – in particolare quando si discute di legge finanziaria e di bilancio – col risultato che già da anni non ci si attiene ad alcun criterio di priorità e non si persegue un nuovo equilibrio nella distribuzione delle risorse tra i diversi settori di spesa.

Di qui le preoccupazioni di fondo che spiegano la vostra ansietà, fatta di gravi incertezze per l’avvenire vostro e della nazione. E’ indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni.

Il governo ha ritenuto necessario e urgente definire, fin dal giugno scorso, sia pure per grandi aggregati, le previsioni di spesa per i prossimi tre anni, al fine di rispettare l’impegno da tempo sottoscritto dall’Italia in sede europea per l’azzeramento del deficit di bilancio e per la graduale, ma netta e costante, riduzione del debito pubblico. Sono certo che anche a voi non sfugge l’importanza strategica di questo obbiettivo, il cui raggiungimento è condizione per uno sviluppo di politiche pubbliche meno pesantemente condizionato dall’onere del debito via via accumulatosi.

Tuttavia io auspico :

1) che si creino spazi per un confronto – in sede parlamentare – su come meglio definire e distribuire nel tempo i tagli ritenuti complessivamente indispensabili della spesa pubblica tra i ministeri e i varii programmi, valutando attentamente l’esigenza di salvaguardare livelli adeguati di spesa per la ricerca e la formazione ;

2) che a sostegno di questo sforzo, si formulino proposte anche da parte di studenti e docenti, per razionalizzare la spesa ed elevarne la qualità, con particolare riferimento all’Università, dovendosi rimuovere distorsioni, insufficienze e sprechi che nessuno può negare. E ciò sposta il discorso sulla tematica degli ordinamenti e della gestione del sistema universitario : tematica sulla quale è atteso un confronto tra il governo e gli organismi rappresentativi delle Università.

Occorre che tutte le istituzioni e le forze sociali e culturali si predispongano senza indugio a tale confronto, in termini riflessivi e costruttivi : dando prova, anche voi, responsabilmente, di “determinazione e intelligenza”, come avete scritto a conclusione della vostra lettera”.

Annozero dedica una puntata alle proteste contro i tagli alla scuola e all'università

Il titolo della nuova puntata è: "LE MANI SUL FUTURO"
Sul sito di Annozero si legge:

Gli studenti delle Università, delle scuole superiori e i genitori delle scuole elementari scendono in piazza in tutta Italia per protestare contro le riforme e i tagli all’istruzione. Lo slogan della protesta è: Noi la crisi non la paghiamo. Mentre vengono stanziati miliardi per la crisi finanziaria, si tagliano i fondi per l’istruzione e la ricerca. Cioè sul futuro delle nuove generazioni. Le mani sul futuro è il titolo della puntata di Annozero di giovedì 23 ottobre in onda su Rai due alle 21.00.

In studio il segretario del Partito democratico Walter Veltroni e il capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Cota.


QUI trovate il video della conferenza stampa Berlusconi-Gelmini tenutasi stamattina a Palazzo Chigi.

Potete leggere il comunicato stampa rilasciato dal Governo QUI.


Ringraziamo Davide per le segnalazioni.


PS. Alla conferenza stampa si è parlato solo di scuola, non dei motivi delle proteste negli atenei, visto che per noi sono previsti solo TAGLI.

Berlusconi: forze dell'ordine nelle università.

(Nel titolo ho inserito il link al video del servizio del tg1, per chi volesse)
Da ANSA.it - 22/10/2008
SCUOLA, BERLUSCONI: NON PERMETTEREMO OCCUPAZIONI

Non permetteremo che vengano occupate scuole università. Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi con il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "E' una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine".

"L'ordine deve essere garantito. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule". Afferma Berlusconi sottolineando cosa intende quando annuncia che le forze dell'ordine impediranno le occupazioni.

"Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà". Sostiene il premier: "La sinistra è contro il decreto Gelmini, che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire un'opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perché come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti".

"Al ministro Gelmini dico: andiamo avanti. Dobbiamo applicare questo decreto e non ritirarlo. La sinistra dice solo menzogne e falsità a proposito del tempo pieno, dei tagli e dei licenziamenti. Non è vero".
"La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. E' falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l'età e il blocco del turn over", ha concluso Berlusconi.

GELMINI, INVITO AD ABBASSARE I TONI DELLA PROTESTA
- "Invito ad abbassare i toni della protesta". E' l'esortazione lanciata dal ministro dell' Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Il Governo - ha detto - da sempre è aperto al confronto. Sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l'università come terreno di scontro".

VELTRONI, GOVERNO RITIRI DECRETO - Alle proteste così ampie e diffuse contro la riforma della scuola, il governo dovrebbe "ritirare il decreto Gelmini e le misure con i tagli alla scuola e all'università", dandosi comunque degli "obiettivi di finanza pubblica" che affrontino il problema della diminuzione della spesa. Lo ha detto il segretario del Pd, Walter Veltroni, intervenendo a Radio anch'io.

DI PIETRO, PREMIER FOMENTA NUOVA STRATEGIA TENSIONE -
"Per come sta affrontando il capitolo della scuola, dalla riforma Gelmini alle violenze contro gli studenti, Berlusconi sta riportando la situazione a come era negli anni '70''. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta così la decisione del presidente del Consiglio di convocare il ministro dell'Interno a Palazzo Chigi "per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine" nelle scuole e nelle università per fermare la protesta. "Berlusconi - aggiunge - in questo modo sta creando le premesse come mandante politico (e di questo dovrà assumersene la responsabilità), per creare in Italia una nuova strategia della tensione".

EPIFANI, GOVERNO FA ERRORE, NON MINACCI STUDENTI
- "E' profondamente sbagliato rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo". Lo dice il leader della Cgil Guglielmo Epifani, dopo la cerimonia funebre per Vittorio Foa, commentando l'annuncio di Berlusconi di non voler permettere le occupazioni. "Il governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 ne', tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo - sottolinea Epifani - deve saper dialogare. Bisogna aprire canali di dialogo con gli studenti e anche con il sindacato confederale".

LA RUSSA, MAESTRO UNICO? SBAGLIATO DOPO LA TERZA - "Penso che dalla terza elementare o dopo la terza sia sbagliato un solo maestro, ma va invece bene per i primi due-tre anni di vita scolastica", quando il bambino ha bisogno, a scuola, di un punto di riferimento principale. E' l'opinione di Ignazio La Russa, ministro della Difesa e padre di un bambino di 6 anni. "Io personalmente sono d'accordo con il maestro unico, l'ho detto quando abbiamo votato in Consiglio dei ministri", dice il ministro ai giornalisti, a margine della sua visita ufficiale negli Usa, conclusasi oggi. "Nei primi 2-3 anni di vita scolastica - dice La Russa - oltre agli altri insegnanti che comunque ci sono (ginnastica, lingue), credo sia importantissimo" avere un punto di riferimento principale. "Mio figlio ha 6 anni e vi assicuro che è molto importante per un bambino di quell'età il rapporto che lo lega principalmente a una persona".

SACCONI, GIOVANI PRESUNTUOSI, MONDO AUTOREFERENZIALE
- Le proteste di questi giorni contro il decreto Gelmini sono guidate da "giovani presuntuosi e politicizzati", frutto di una scuola e di una università "autoreferenziali" nate negli anni Settanta. Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, nel corso di VivaVoce su Radio24. Secondo Sacconi le proteste sono dettate dal "pregiudizio: si tratta di minoranze politicizzate, con giovani presuntuosi che talora guidano queste manifestazioni. Presuntuosi perché presumono di avere capito tutto. Sono politicizzati: peccato però che non facciano il loro interesse e quello della loro generazione, che dovrebbe essere quello di contestare una scuola e un'università molto autoreferenziali, rese così dai loro padri" negli anni Settanta, che vi hanno introdotto "una sorta di nichilismo nella nostra società". Secondo il ministro, inoltre, "non è un caso che le maggiori criticità si trovino nel sistema educativo dove c'é una generazione di docenti cinica e autoreferenziale". Bisognerebbe invece preoccuparsi del fatto, conclude, che "in Italia ci si laurea mediamente a 28 anni, ma non in ingegneria, in scienze della comunicazione".


(di Tiziana Caroselli)


ROMA - La miccia l'ha accesa il Governo - prima con i tagli della Finanziaria poi con il decreto che ripristina il maestro unico alle elementari - e ora il mondo dell'istruzione è una polveriera pronta ad esplodere. Partita in sordina, la protesta - alimentata anche dalla rigidità della maggioranza su alcune questioni e da incursioni a gamba tesa come quella della Lega che ha proposto classi "a parte" per gli studenti immigrati - sta dilagando, dalle elementari alle università. E oggi il livello del contrasto si è alzato: a Milano, in uno scontro tra studenti e forze dell'ordine ci sono scappati feriti e contusi. Insomma, dalle scaramucce si rischia di passare al conflitto vero. Una gatta da pelare non da poco per il ministro Mariastella Gelmini che sapeva, sì, di occupare una poltrona scomoda, ma forse non si aspettava che le sue "riforme" avrebbero sollevato un polverone simile. Forse per questo ora, dopo aver parlato fino a ieri di "frange minoritarie" di contestatori, torna sui suoi passi. In un'intervista a un settimanale assicura che le ragioni della protesta le interessano: "So fare autocritica, mi va bene il confronto anche quando è aspro. Sono una donna determinata, non una panzer ottusa". Oggi a dare man forte al ministro Gelmini è sceso di nuovo in campo il Premier, Silvio Berlusconi, puntando l'indice sulla disinformazione - "é una cosa inaccettabile che si strumentalizzino anche i bambini e che su molti mezzi di informazione si dicano tante falsità, come quelle sul tempo pieno" - e sottolineando come "i problemi si risolvono solo in un modo, nel nostro modo, lavorando tutte le ore, tutti i giorni, tute le settimane. Non è andando in piazza per manifestare contro non si sa che cosa o contro le riforme per ammodernare il Paese che si risolvono i problemi".

La situazione è critica e una delegazione di studenti, incontrando stamani a "La Sapienza" di Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha consegnato una lettera in cui chiede al Capo dello Stato di "prendere posizione, affinché il carattere pubblico della formazione non venga definitivamente dismesso". Il presidente, pur assicurando che l'università "é una priorità del Paese", ha ribadito che la sua funzione "non è politica", promettendo di rispondere ai ragazzi, secondo quanto riferito dal rettore Frati, "con la sua responsabilità morale, nei modi consentiti". Intanto, però, la protesta continua: un centinaio di studenti ha fatto irruzione nel rettorato dell'università di Bologna e poi ha occupato simbolicamente il primo binario della stazione; oltre 40 mila persone hanno sfilato a Firenze ("la ricerca si fa non si distrugge", "Gelmini sei, sei, sei rimandata"); lezioni a singhiozzo in molte scuole superiori e occupazioni in altre a Trieste; occupati anche molti istituti superiori della Capitale dove da oggi fino a giovedì gli insegnanti del I circolo didattico Pietro Maffi simuleranno il modello Gelmini: maestri unici nelle classi con orario ridotto (8.30-12.30); autogestioni e manifestazione a Napoli e, nel pomeriggio, assemblea permanente nella facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II con all'ordine del giorno il blocco della didattica. Se non bastasse il "no" della piazza, contro le politiche scolastiche del Governo si sono scagliati oggi anche il presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, e il settimanale "Famiglia Cristiana". La prima facendo notare al ministro Gelmini che dal prossimo anno la materia dell'istruzione passa alle Regioni e dunque "il piano brutale di tagli che vanno fino al 2011 andavano concordati con i soggetti interessati". Il secondo attaccando la proposta delle classi-ponte per i bambini immigrati: "la mozione della Lega fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione" scrive il settimanale, per il quale "la fantasia padana non ha più limiti, né pudore".


Da Tg1.it - 21/10/2008

IL DECRETO GELMINI SULLA SCUOLA NON VERRA' RITIRATO. COSI' BERLUSCONI CHE HA CHIARITO CHE IL GOVERNO NON INTENDE PERMETTERE L'OCCUPAZIONE DI SCUOLE ED UNIVERSITA'. NEL POMERIGGIO IL MINISTRO MARONI RICEVERA' LE DIRETTIVE PER L'INTERVENTO DELLE FORZE DELL'ORDINE. LA SINISTRA DICE FALSITA, SOTTOLINEA BERLUSCONI SCONDO IL QUALE LA MANIFESTAZIONE DEL PD DI SABATO NON DARA' PROPOSTE. "I GIORNALI ITALIANI HANNO TRASCURATO DI RACCONTARE LA REALTA' SULLA RIFORMA DELLA SCUOLA - AGGIUNGE IL PREMIER- E LA RAI DIFFONDE ANSIA FACENDO VEDERE SOLO SITUAZIONI DI PROTESTA".



L'ultima di Berlusconi è davvero eclatante. Le occupazioni delle università per lui sono inammissibili, si occupa un spazio pubblico e ciò non è permesso ai fini dell'espressione della propria libertà di pensiero e di parola.
Il Cavaliere parla di strumentalizzazione della protesta da parte dei partiti dell'opposizione, di mancanza di proposte, di atti di violenza. E se tanto mi dà tanto, gli appare l'illuminante soluzione universale: mandare le forze dell'ordine nelle università per sedare queste proteste e permettere al governo di perpetuare il suo incontestabile operato che prevede lo smantellamento dell'università italiana per andare a tappare i buchi lasciati dalla crisi finanziaria.
La protesta universitaria, lo ricordiamo, parte come iniziativa apolitica, che mira a tutelare gli interessi di tutte le figure che popolano gli atenei italiani. Non si è mai parlato di collaborazioni con partiti, non sono mai state sventolate bandiere politiche. Quello che strumentalizza la protesta, per farne oggetto di lotta politica , è proprio il signor Berlusconi, che continua ad agitare lo spettro del "comunismo" dissidente ed antagonista per giustificare le sue scelte di azione. Le forze dell'ordine nelle università. Prepariamoci a pesanti bavagli e a continuare ad informarci e ad informare clandestinamente, prepariamoci a lottare per il nostro futuro come se fosse reato.
PERCHE' NOI NON CI FERMEREMO.MAI!

Mozione Senato Accademico 21/10/2008

Da unipi.it - Area notizie.

Tagli all’università: mozione del Senato

L'approvazione avvenuta al termine della riunione del 21 ottobre.

Il Senato Accademico, riunitosi il pomeriggio del 21 ottobre nell’aula Gerace del Polo Fibonacci (ex Marzotto), in merito alle “iniziative in ordine alle conseguenze della L. 133/2008″, ha deliberato una mozione di cui si riporta il testo integrale.

“Il Senato Accademico
- ribadisce che i provvedimenti di legge (taglio indiscriminato del Fondo di Finanziamento Ordinario, blocco indiscriminato del turn over) condurranno in brevissimo tempo a conseguenze disastrose per il normale funzionamento dell’Università affossandone contemporaneamente ogni prospettiva di riforma;
- ritiene che solo la non applicazione dei provvedimenti stessi possa essere il punto di partenza di una discussione sui problemi reali dell’università;
- si impegna a sostenere le forme di pressione di docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti volti ad ottenere questo obiettivo, auspicandone la continuazione e l’allargamento in un’ottica unitaria.
Per quanto riguarda le sue specifiche responsabilità e competenze si impegna, insieme con il rettore, a far passare a livello di tutti gli organi di governo delle università italiane una posizione altrettanto decisa che giunga a prevedere anche le dimissioni collettive da ogni carica ricoperta.”

22 Ottobre 2008

Linko anche l'ndirizzo della pagina che riporta le mozioni di TUTTE le facoltà di Pisa :
http://ilgiornale.unipi.it/?p=1039



lunedì 20 ottobre 2008

Le proteste contro i tagli a scuola e università sul The Guardian

Shock to the system
Budget cuts and reforms in Italian education have unleashed a wave of protests.

Leggete l'articolo di John Hooper QUI.