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LA PROTESTA CONTINUA!!!

venerdì 24 ottobre 2008

Le manifestazioni degli studenti sulle prime pagine dei giornali di oggi



E per finire in bellezza la prima pagina di Libero di ieri e i seguenti articoli:

News


Vogliamo ringraziare la giornalista per aver citato il nostro blog nel suo articolo!

Studenti e docenti andrebbero picchiati a sangue. Parola di Francesco Cossiga

Articolo di Stefano Corradino, Articolo21.info

Generazione tradita

Europa, 22 ottobre 2008 - Articolo di Nando dalla Chiesa

Il sessantotto per loro è un pezzo d’antiquariato. Pregevole per molti, insignificante o sospetto per altri, un incubo per chi è stato afflitto in casa da parenti nostalgici di Villa Giulia o di via Festa del Perdono. Ma fondamentalmente non gliene importa niente. I loro riferimenti stanno più spesso in miti individuali. Molto Saviano in questo momento, e giustamente. E anche Obama non scherza. E pure Gino Strada. Gli piace, e come no, Travaglio. Insomma, chi fa qualcosa che cambi il mondo che esiste o che sappia stare contro il potere. E anche se “no global” non si usa più, hanno molto a cuore i temi di Genova G8.
Ma perché si stiano muovendo a centinaia di migliaia per tutte le città d’Italia, perché manifestino, occupino, discutano della scuola e dell’università e dei loro destini da settimane, questa è un’altra cosa, che attiene di più alla loro condizione. Nessun confronto con il sessantotto, per carità, anche perché il rischio è sempre quello di privilegiare e di portarsi a braccetto i fantasmi del passato. Possiamo però dire che è giunto finalmente al pettine il nodo che da anni tutti vedono e deprecano senza che diventi mai tema di governo. Si parano davanti a noi i primi studenti nella storia che hanno la certezza che il proprio futuro sarà molto più precario di quello dei genitori.

Vedono quel che sta capitando ai propri fratelli maggiori, i quali questa sconvolgente novità l’avevano appena fiutata, smorzata com’era dall’ esperienza del benessere e dalle reti di protezione familiari. Sgomento per il futuro, studi di cui non si intravede lo sbocco, lauree triennali e poi magistrali e poi master, pezzi di formazione senza fine, percorsi astrusi e pensati non per loro ma per elargire cattedre universitarie, lavori da pochi euro l’ora, la percezione che bisognerà arrangiarsi a lungo. Che andranno avanti i più geniali o quelli che stanno nel rosso dell’uovo, i figli del due per cento della popolazione più ricco di soldi e relazioni. Oppure: che gli strumenti indispensabili per scavarsi un piccolo alveo nel mondo che cambia, per non farsi superare dai tempi, li troveranno fuori dalla scuola e dall’università, si tratti delle conoscenze informatiche come delle lingue.

E’ su questa incertezza, o meglio su questa perfida certezza, che piomba come un treno la riforma Gelmini. Il suo spirito prima del suo testo. L’idea che occorra un surplus di autorità viene respinta non perché questa generazione provi esattamente l’orticaria davanti a ogni richiamo all’autorità. Ma perché sembra l’ultima cosa di cui si abbia bisogno per ridare un senso allo studio. Perché si avverte come non mai l’esigenza di riqualificare tutto: scuola, università, ricerca. Non si dice forse che l’unica vera chance per competere sulla scena della globalizzazione, della concorrenza di paesi un giorno ex coloniali o terzo mondo, è la qualità, il valore intellettuale e tecnologico aggiunto? Ecco invece i tagli. Su una scuola che è già allo stremo. Tagli alla cieca, a percentuali, anche a costo di aumentare le difficoltà dei più deboli. La nuova generazione di studenti avverte d’istinto che su questa strada sarà tradita. E non lo dice neanche confusamente. Non usa frasi imbevute di ideologia, che ormai -fatte alcune penose eccezioni- non ricorrono nemmeno nel lessico familiare dei suoi esponenti politicamente più impegnati. La stessa opposizione ai progetti di privatizzazione, di trasformazione delle università in fondazioni, non ha le motivazioni e i toni del movimento della Pantera, che segnò i primi anni novanta. Non è pregiudiziale o ideologica. Ma muove dalla concretezza, da quanto si è visto in questi anni in ogni campo. Il privato che, ben diverso dai “nostri” che giungono a cavallo, anziché salvare il pubblico ne succhia l’anima. Il privato che reclama flessibilità per dare più lavoro ai giovani e poi dissemina la società di nuovo e incontrollato sfruttamento.
Provate a mettere sul piatto di quello che accade il sette in condotta (in sé non turpe), il grembiulino, i tagli, la ricetta del passaggio al privato e ne ricaverete una sensazione mista di paura e di beffa. Altro che sognare la fine dell’alienazione, altro che la piccola borghesia che chiede l’università di massa. Altro che la cultura per tutti, nello Stato sociale che si apre ai bisogni dei più deboli. Altro che la liberalizzazione degli accessi. Senza sbocchi lavorativi, numeri chiusi ovunque, lo Stato che comunica che la cultura è un costo insopportabile. Una generazione preme alle porte della nostra cittadella adulta. E nelle sue varianti, sociali, culturali e politiche, ci comunica il sentimento che l’accomuna: si sente ricacciata indietro, mandata allo sbaraglio. Detto con altro linguaggio: non si sente voluta bene. E scusate se è poco.

Scuola, proteste orchestrate dalla sinistra?

Articolo di Bruna Iacopino - Articolo21.info

''Dietro i cortei di questi giorni c'e' l'estrema sinistra e i centri sociali''. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, a fianco della Ministra dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ormai santificata come “Beata ignoranza”, spiega le proteste studentesche di questi giorni: una regia orchestrata ad hoc da parte di una certa sinistra che, dopo aver perso le elezioni crede di poter fare opposizione strumentalizzando dei poveri studenti sprovveduti.
Lamentando, poi, come i media stiano raccontando questa vicenda, Berlusconi aggiunge: ''La realta' di questi giorni e' quella di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti che sono organizzati dall'estrema sinistra. Molto spesso, come a Milano, dai centri sociali''.
Anche la Ministra si mostra decisa: il decreto passerà così com’è, dopo quello relativo alla scuola si metterà mano a quello dell’università. Vanno fermati gli sprechi e migliorata la qualità dell’insegnamento universitario. A suo avviso le proteste di questi giorni rappresentano la violenza e l’imposizione di pochi sui molti studenti che vorrebbero svolgere correttamente le lezioni.
E, certo questa non è una novità: da che mondo è mondo, mentre c’è qualcuno che protesta qualcun altro si tira indietro e continua a fare la vita di ogni giorno, succedeva e succede nelle fabbriche, succedeva e succede nelle scuole.
Tuttavia i dati dicono ben altro: le proteste si estendono a macchia d’olio dal Nord al Sud della penisola, dalle scuole primarie alle università, coinvolgendo indistintamente studenti e docenti.
L’università, protagonista delle proteste di questi giorni si scaglia contro l'ex Dl 112/2008, CAP. V (attuale legge 133/2008) duramente contestata anche dalla CRUI (Conferenza dei rettori delle Università italiane) che già si era espressa in tal senso con la mozione votata all’unanimità il 24 luglio 2008 e in cui si legge: “L’Assemblea della CRUI, riunita il 24 luglio 2008, presa visione della versione del decreto legge 112/2008 predisposto dal Governo e appena votato dalla Camera dei Deputati, ribadisce la valutazione fortemente negativa già espressa lo scorso 3 luglio sul significato complessivo del provvedimento e in particolare sui tagli progressivi del FFO collegati alla limitazione del turn over e al riassorbimento delle risorse derivanti dalle cessazioni dal servizio. Valutazione che ha trovato ampio riscontro nelle numerose prese di posizione, istituzionali e spontanee, del mondo universitario. Il Paese deve sapere che con tale misura, se mantenuta e non modificata, si determinerà una condizione finanziaria del tutto incontrollabile e ingestibile, con effetti dirompenti per gli atenei. Si renderà sempre più difficile l’ingresso nei ruoli di giovani di valore; peggiorerà il livello di funzionalità delle Università, anche come conseguenza dell’ulteriore mortificazione delle condizioni retributive del personale tecnico e amministrativo; diventerà sempre più difficile se non impossibile reggere alla concorrenza/collaborazione in atto a livello internazionale; si annullerà di fatto il fondamento stesso dell’autonomia universitaria, come definita negli anni ‘90, basata sulla gestione responsabile dei budget.”
Dunque, a poco valgono le accuse lanciate contro gli studenti rei di occupazioni e “violenze” se anche il corpo docente è sceso in piazza decidendo addirittura di svolgere le lezioni all’aperto, come successo davanti a Montecitorio.
E che non si tratti dei soliti centri sociali strumentalizzati dalla sinistra ci pensa Forza Nuova a smentirlo. 'E' preciso diritto degli studenti manifestare la loro opposizione dato che questo provvedimento riguarda il loro futuro, e non quello della Gelmini o di Berlusconi. Il Governo fa orecchie di mercante, non accetta che la totalita' degli operatori scolastici e degli studenti sia in disaccordo, e si comporta in maniera anti democratica facendo leva su minacce di repressione. Noi siamo al fianco degli studenti, e saremo con loro nel caso l'esecutivo li aggredisse'. Precisa Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova, che, tutto è tranne che di sinistra. Come a dire che la protesta è davvero trasversale e senza colore politico.
In controtendenza ed in risposta a quanto annunciato stamani dal Premier nella conferenza stampa frettolosamente comunicata nella serata di ieri “ come azione d’urgenza” : “…convochero' oggi il ministro dell'Interno e daro' a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine… per non far occupare scuole e università”.
Una minaccia che ha sollevato la reazione di buona parte del mondo politico e del mondo sindacale: tutti concordi nel dire che una minaccia simile è inammissibile.
Ma di fronte a chi dice: “Io non retrocederò di un centimetro!”, c’è davvero poco di inammissibile, o di non attuabile, tenendo presente che durante il precedente Governo Berlusconi, nel 2001, i manganelli vennero pesantemente utilizzati proprio per reprimere le proteste.
C’è solo da aspettare dunque. Da aspettare i chiarimenti che la Ministra Gelmini dovrà fornire oggi pomeriggio in Parlamento, in merito alle dichiarazioni odierne del Premier. Da aspettare, e capire se realmente il Governo deciderà di usare le maniere forti, oppure sceglierà il dialogo.
Perché, qualora venisse scelta la prima opzione, i manganelli, ci chiediamo, verranno usati anche contro genitori e docenti, o verrà fatta una selezione preliminare?

L'ira dei ragazzi miti

"Berlusconi ci teme" - Curzio Maltese - Repubblica, 24 ottobre 2008

L'onda della protesta in tutta Italia

"La vostra crisi non la paghiamo" - Repubblica.it

UNIVERSITA’: DARIO FO, BERLUSCONI E’ ANDATO VIA DI TESTA

(AGI) - Torino, 23 ott. - “Nessun capo di governo era mai arrivato ad annunciare, quasi a promettere, l’invio delle forze di polizia: vuol dire che e’ andato via di testa”. Cosi’ Dario Fo, intervenuto, oggi a Torino, all’inaugurazione “Terra Madre”, l’appuntamento mondiale delle comunita’ del cibo, ha commentato le dichiarazioni di ieri del premier sulle occupazioni nelle universita’.

“Lui si era dichiarato - ha detto ancora Fo - ormai a determinare le proprie scelte verticalmente, senza discussione. Non sospettava che ad un certo punto una popolazione cosi’ giovane e viva, che pensava di avere per se’, gli si rivoltasse, occupasse le strade, le scuole”. “La presunzione di potenza, dice qualcuno, determina la follia. Lui - ha concluso Fo - e’ al limite della follia”. (AGI)

Gli slogan

Pisa, Manifestazione 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008

Pisa, manifestazione 23 ottobre 2008
Pisa, Manifestazione 23 ottobre 2008
Pisa, Manifestazione 23 ottobre 2008
Pisa, Manifestazione 23 ottobre 2008

Torino: occupazione scienze MFN



Video realizzato da Gemma!

Pisa: la facoltà di Giurisprudenza è occupata

Sapienza occupata, 23 ottobre 2008
Pisa, Sapienza occupata 23 ottobre 2008
Pisa, Sapienza occupata, 23 ottobre 2008
Pisa, Sapienza occupata 23 ottobre 2008

Pisa non c' è

Insomma ragazzi, 20000 persone in corteo per più di 4 ore, una città bloccata dalla manifestazione e nessuno ne parla!! Ho trovato solo un articolo sul Tirreno che parla di Pisa : http://www.iltirreno.repubblica.it/dettaglio/Ventimila-in-piazza-Sapienza-occupata/1531916?edizione=EdRegionale
ma per il resto solo timidi accenni. Roma è la capitale ed è normale che faccia più notizia, ma non si può restare indifferenti ad una massa così rilevante che si muove in uno degli atenei più rinomati, antichi e prestigiosi d'Italia! Non un servizio nei telegiornali, nemmeno ad Annozero si è parlato di Pisa, sono andati a Bologna dove la protesta mi sembra abbastanza flebile rispetto a quella del nostro ateneo...allora tocca a noi...postate le foto e i video su tutti i siti che vi capitano, commentate e spargete la voce, informate la popolazione delle proposte che nascono dal nostro ateneo, delle iniziative, degli eventi! Perchè la mobiltazione è forte e partecipata, ma rischia di essere inutile se il nostro messaggio non arriva a tutti!

Foto manifestazione 23 ottobre, Pisa

Pisa, manifestazione 23 ottobre 2008
Pisa, manifestazione 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008
Manifestazione contro la legge 133 e il decreto Gelmini, Pisa 23 ottobre 2008

Manifestazione Pisa 23 Ottobre















Il corteo parte da Piazza Sant'Antonio alle 15.















Lungo Corso Italia : cori, striscioni, musica. Facciamo sentire la nostra voce divertendoci e trasmettendo a chiunque assista alla manifestazione la nostra voglia di esserci per impedire che il nostro futuro venga compromesso.
















Arriviamo a ponte Solferino : guardate quanta gente lungo il Lungarno! Ci informano che parte del corteo ancora non si è mossa da Piazza Sant'Antonio e un'altra parte sta ancora percorrendo corso Italia...Pisa è nostra!















Davanti al Rettorato ci fermiamo un attimo per permettere al corteo di compattarsi, il ponte è ancora pieno, mentre dall'altra parte dell'Arno si vedono le ultime bandiere che chiudono l'enorme marea di persone che sfilano per la città.
















E infine tutti in Piazza dei Cavalieri, come da tradizione ormai...Lì tutto è iniziato l'8 ottobre scorso, e tutto continua. Prima 3000, poi 6000 e ieri più di 20000 persone. La partecipazione è grande, la mobilitazione è collettiva e inarrestabile. Sul palco si susseguono i ragazzi di Sinistra Per... (una delle quattro sigle che hanno organizzato la manifestazione), i ricercatori precari, gli studenti, i dottorandi. Ed una sola voce si leva dalla piazza : RITIRATE LA LEGGE 133!