EVENTI

Link al calendario di k2.sns.it/133/
LA PROTESTA CONTINUA!!!

giovedì 22 gennaio 2009

Contestazione della Sapienza al Presidente della Camera Gianfranco Fini

Questo è il volantino distribuito dalla Sapienza in Onda il 21 gennaio 2009 in occasione della visita di Gianfranco Fini.


Quest’oggi all’università la Sapienza è invitato il presidente della Camera Gianfranco Fini per tenere una lezione su “Parlamenti nazionali e Istituzioni europee” al rettorato: argomento scottante, delicato, nel momento in cui il parlamento italiano appare oggi come un organo esautorato delle proprie competenze, funzioni e ruolo. Ben nove sono state dall’inizio della legislatura le mozioni di fiducia poste dal governo su nove differenti maxi-provvedimenti, a discapito di qualunque forma di dibattito parlamentare e di discussione democratica. Attraverso il continuo ricorso all’istituto della fiducia e alla legislazione per decreto abbiamo assistito ad un progressivo scivolamento della funzione legislativa verso le prerogative dell’esecutivo e alla definizione di un ruolo sempre più evanescente delle camera. La ricaduta di questo processo si è addensata in maniera devastante sull’università tramite il voto di fiducia sulle leggi n. 133 e conversione dl 180 che, se da un lato aprono lo spazio per la dismissione dell’università pubblica, vanno a istituire de facto università di prima e di seconda classe differenziando i criteri di finanziamento sulla base di una presunta “meritocrazia”.
Tutto questo non è certo una sorpresa o una novità per chi in questi mesi, a partire dall’università ha denunciato a più riprese la crisi della rappresentanza e l’irrappresentabilità di tutti quei soggetti che abitano il mondo della formazione e non solo. Studenti, precari, migranti, donne attraversano e costruiscono i propri luoghi di decisione e di democrazia, che non sono di certo le aule parlamentari. Proprio l’esperienza dell’Onda ha trasformato in senso profondo il significato della parola democrazia attraverso la sperimentazione della decisione collettiva e la costituzione di proprie istituzioni coinvolgendo centinaia di migliaia di studenti e studentesse in tutto il paese.

Ma tutto questo sembra non essere mai avvenuto per chi, come il presidente Fini, si scopre democratico dell’ultima ora, aprendo uno scontro fuori tempo massimo con la presidenza del consiglio, che sembra avere più a che fare con una battaglia per la successione piuttosto che con un confronto sul senso dei processi democratici –salvo però appoggiare a spada tratta i processi di riforma dell’università votati con la fiducia.

Va da sé che poco potevamo aspettarci da chi in questi anni ha gestito assieme al suo partito l’offensiva securitaria e la definizione delle nuove politiche di controllo sociale, nonn ultimo il pacchetto sicurezza, ha appoggiato la guerra in Iraq e in Afghanistan e si è espresso recentemente a favore dell’offensiva israeliana nella striscia di Gaza e del massacro di migliaia di palestinesi.

Per questo oggi intendiamo esprimere il nostro dissenso alla venuta del presidente Fini all’università, perché l’università, a dispetto del rettore Frati, è il luogo della democrazia, del sapere critico e del dissenso. E’ il luogo di chi in questi mesi ha condotto una battaglia per una trasformazione reale del mondo della formazione e del lavoro in questo paese e si è scontrato con il rifiuto di ogni forma di dialogo da parte del governo e della maggioranza parlamentare. Per questo ci sembra che governo e maggioranza rifiutino il dissenso. E chi non accetta il dissenso è contro l’università!

Basta tagli all’università: F I N I tela !

Sapienza in Onda



La notizia su :

http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=21527&cat=cronaca

venerdì 9 gennaio 2009

Internazionalizzare la lotta Assemblea Internazionale - 11 Gennaio 2009

In questi giorni, sul forum dell'european anomalous wave, ( www.europeananomalouswave.tk ) abbiamo ricevuto due comuncati da parte di due realtà, una tedesca e l'altra spagnola.

Entrambi praticamente mirano alla costituzione di un movimento studentesco unitario di livello globale.
Il movimento tedesco ha già mosso i primi passi il 5 Novembre con la "Giornata d'azione internazionale contro la commercializzazione dell'educazione" ( http://www.emancipating-education-for-all.org ) e propongono la creazione di una rete internazionale per l'organizzazione di una Global week of action per l'Aprile del 2009 e naturalmente da lì in poi continuare a mantenere i contatti, in modo da poter internazionalizzare la lotta. 

Da Barcellona invece propongono una assemblea internazionale dove discutere dei diversi movimenti nati in questo periodo in diversi paesi europei, comprenderne le cause, relazionarsi con le diverse realtà e porre le basi per la costruzione di una organizzazione studentesca internazionale.

Noi crediamo che sia arrivato il momento di relazionarsi con i diversi movimenti, nati spontaneamente in diversi paesi europei per contrastare non solo la mercificazione del sapere, ma, come si è ripetuto milioni di volte prima di adesso, dobbiamo generalizzare la lotta. Noi interpretiamo il tentativo, a livello europeo, di privatizzazione del sistema educativo come una delle tante conseguenze di un sistema economico inumano, basato sullo sfruttamento e sulla reificazione dell'essere umano, esso stesso trasformato in merce all'interno del mercato del lavoro.
Come anche gli studenti inglesi hanno affermato in un loro comunicato, o come anche hanno detto gli studenti che hanno occupato la New School University a New York, o come continuano a ripetere migliaia di studenti nelle piazze di mezza europa, combattere per una università che sia realmente pubblica, libera ed indipendente significa combattere il sistema economico capitalista.

In vista di tutto ciò siamo convinti che un minimo di discussione iterna al movimento, non solo quello dell'european anomalous wave, ma dell'onda Italiana in generale,  sia d'obbligo. 
Il nostro movimento, essendo l'estensione europea dell'onda italiana, può, e assolutamente deve avere, come obiettivo il fungere da "ponte" tra i movimenti spontanei che sono nati in giro per l'europa ed il movimento che è presente in Italia;  facendo attività politica a diretto contatto con la società del paese in cui stiamo studiando/lavorando, rapportandoci con studenti e lavoratori nelle città in cui siamo, facendo lavoro di sensibilizzazione, contattando e lavorando attivamente all'interno di realtà autonome nate in questo periodo o già presenti sul territorio. In modo da riuscire a portare anche i nostri contenuti all'interno dei vari movimenti europei e, allo stesso tempo, arricchire il movimento italiano di contenuti di carattere internazionale. Questo è quello che possiamo fare per gettare le basi di un movimento studentesco (e magari non solo) internazionale anticapitalista.

Crediamo sia un passo fondamentale e necessario quello di confrontarsi tra noi, capire ciò che possiamo arrivare a fare e in che modo. Relazionandoci con le realtà e i collettivi autonomi attivi in moltissime altre nazioni, che tutt'ora lottano contro la mercificazione del sapere, potremo far maturare politicamente il nostro movimento in una direzione internazionalista, e permettere allo stesso tempo che la nostra lotta abbia un impatto globale.

Questa lettera aperta all'european anomalous wave, vuole essere semplicemente uno spunto di riflessione sul quale noi crediamo sia importante confrontarci.
Come primissimo appuntamento tutti i collettivi, organizzazioni e gruppi politici autonomi da partiti e sindacati sono invitati a prendere parte ad un'assemblea internazionale che si svolgerà sui server chat di indymedia, durante la quale si parlerà dell'organizzazione della Global Week of Action per l'Aprile 2009.
Inoltre sono presenti anche un forum ed un sito sui quali discutere e portare avanti un progetto di network internazionale. Noi crediamo che questo primo passo verso l'internazionalizzazione della lotta sia fondamentale ed essendo convinti che l'Onda Italiana, come anche l'european anomalous wave, non necessita e non dovrà mai ammettere "rappresentanti del movimento", inviamo questo documento a tutte le realtà con cui siamo in contatto che si sono mosse fino ad adesso per la difesa dei nostri diritti.
Estendete anche voi l'invito alle realtà con cui siete in contatto.

-------------Web site: http://emancipating-education-for-all.org

-------------Info per la chat------------
Appuntamento per le 16.00, ora italiana, l'11 Gennaio 2009 sui server irc di indymedia.org

server: irc.indymedia.org
porta: 6667 (6697 per collegamento in SSL)
canale: #education

Per chi vuole è attiva anche una chat su internet in java:
https://chat.indymedia.org/cgiirc/irc.cgi?Nickname=guest-de&Channel=%23education&interface=mozilla&Realname=Anonymous
Per cambiare il vostro nick scrivete "/nick YOURNICK". 

Oppure andate qui: https://chat.indymedia.org ed inserite il vostro nick e il canale (#education) nel form. 
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Collettivo ErasmusInMovimento - Aarhus - Denmark

giovedì 8 gennaio 2009

Università, via libera della Camera: il decreto diventa legge

Alla fine è passato, prima del termine ultimo. L'aula della Camera ha definitivamente approvato il decreto legge in materia di Università, che sarbbe scaduto il 9 dicembre, dopo aver votato, mercoledì, la fiducia al governo. I voti a favore sono stati 281, 196 i contrari, 28 gli astenuti. Hanno votato contro i gruppi del Pd e dell'Idv. Si è astenuta l'Udc, come segno di «una apertura di credito nei confronti del ministro Gelmini».

Suono di fanfare e rullo di tamburi della maggioranza, che parla di «autentica svolta» del sistema accdemico. «L'Università oggi cambia», è stato il commento soddisfatto del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: «Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi universitari per diventare professori o ricercatori». Mentre secondo il senatore Pdl, Giuseppe Valditara «Il provvedimento applica per la prima volta nella pubblica amministrazione in tema di retribuzioni il principio meritocratico e introduce il merito e la competenza nella formazione delle commissioni di concorso».

Di «occasione persa», invece, parla la vicecapogruppo del pd Marina Sereni, ricordando che «gli organismi internazionali ci dicono che la spesa per l'università del nostro paese è sottostimata»: al contrario degli sprechi raccontati dal governo attraverso «una campagna propagandistica condotta contro gli atenei». La realtà, spiega Sereni, è che con i tagli del decreto 112 l'anno prossimo «anche gli atenei virtuosi non saranno più in grado di funzionare».

E per il ministro delle Politiche Giovanili nel governo ombra del Pd, Pina Picerno, «il decreto università è un prodotto mediocre, elevato a rango di riforma da una accurata campagna mediatica del governo. Si fa un po' di maquillage ma non si affrontano i problemi strutturali». «Il nuovo testo - aggiunge Picerno - fallisce nelle finalità principali: non razionalizza le risorse, non diminuisce il potere dei baroni, non migliora la capacità produttiva degli studenti e soprattutto non opera in una dimensione di lungo periodo. Ancora un volta vi è una preoccupante assenza di regia: il grande assente è una visione organica della funzione dell'Università rispetto agli obiettivi strategici del Paese. La crisi economica in corso avrebbe richiesto un approccio diverso, tale da rendere all'università e alla ricerca quel ruolo di traino che svolgono normalmente nei principali pesi sviluppati, come dimostrano le scelte, ad esempio, di Francia e Stati Uniti. Invece ci si è limitati a gestire e male, l'esistente».


da unità.it

giovedì 18 dicembre 2008

I passi indietro della riforma Gelmini - Tito Boeri - Repubblica, 18 dicembre 2008

Articolo di Tito Boeri, Repubblica 18 dicembre 2008

Un passo indietro e due avanti. Al contrario di Lenin, il Ministro Gelmini nelle ultime due settimane ha preso atto dei limiti delle riforme imposte dall' alto, quelle che servono unicamente a fare cassa negli scenari della Ragioneria Generale dello Stato. Ha così modificato le sue proposte di riforma offrendo maggiori possibilità di scelta alle famiglie e superando la logica dei tagli indifferenziati. Ernesto Galli Della Loggia ritiene che sia stato un passo indietro perché, a suo giudizio, le "riforme facoltative" sono delle non-riforme. Ma le riforme che garantiscono una certa libertà di scelta sono le uniche riforme possibili in una società sempre più eterogenea come la nostra. Le regole rigide imposte dall' alto servono solo a dare fiato ai difensori dello status quo e a creare delle eccezioni. Ed è meglio avere regole flessibili applicate a tutti che regole rigide violate dai più. Non è tuttavia facile ottenere comportamenti virtuosi - quelli che ci fanno risparmiare risorse migliorando la qualità dei servizi offerti ai cittadini - nell' ambito di regole flessibili. Per farlo è necessario allineare gli incentivi di chi decide a livello decentrato (famiglie, dirigenti scolastici e organi di autogoverno dell' università) a quelli della maggioranza dei cittadini, senza imporli dall' altro. Maristella Gelmini ha solo mosso due primi significativi passi in questa direzione. Vediamo quali sono stati e quali altri passi sono necessari nelle prossime settimane per non tornare indietro. Il primo passo in avanti riguarda la "riforma della riforma" del primo ciclo (materne, elementari e medie inferiori). Permettendo alle famiglie di scegliere tra 24 ore (con maestro unico), 27 ore oppure 40 ore (il tempo pieno con due maestri), il Ministro ha finalmente voluto tenere conto del fatto che la domanda di istruzione è sempre più differenziata in Italia. Il massiccio flusso di immigrati ha reso meno omogenee le classi. I bambini con disabilità, una volta lasciati a casa, adesso vanno - giustamente - a scuola. La maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro nei centri urbani soprattutto al Nord ha fatto fiorire il tempo pieno, riducendo il coinvolgimento delle famiglie nel processo di apprendimento degli studenti. Imporre a tutti orari ridotti e maestro unico avrebbe creato disagi alle famiglie e frustrato l' operato degli stessi insegnanti. La libertà di scelta ora concessa non impedirà di conseguire risparmi, ma solo a condizione di definire bilanci per scuola e provincia. Così si potrà permettere ai singoli dirigenti scolastici e ai comuni che riducono i costi nella formazione delle classi e nell' accorpamento degli istituti di utilizzare parte di questi risparmi per interventi sull' edilizia scolastica e per potenziare il materiale didattico. Oggi le amministrazioni decentrate non hanno alcun incentivo a risparmiare perché non sono soldi loro. Nei prossimi 5 anni andrà in pensione un quinto dei docenti: questo ricambio naturale può essere utilizzato per ottenere riduzioni di costi del personale e miglioramenti nella qualità dell' istruzione. Per questo gli incentivi a risparmiare vanno introdotti subito. Non c' è tempo da perdere. 
Il secondo passo in avanti riguarda l' università. L' ultima versione del decreto Gelmini e le linee guida sull' università appena pubblicate dal Ministero hanno abbandonato la logica dei tagli uniformi. Prevedono ora che fino a un terzo dei fondi del finanziamento ordinario dell' università vengano assegnati sulla base "della qualità dell' offerta formativa, dei risultati dei processi formativi e della qualità della ricerca scientifica". È un principio giusto perché impegna le diverse sedi a utilizzare l' autonomia che già oggi viene loro concessa per migliorare l' offerta formativa e la ricerca. Se applicato fino in fondo, questo principio può rivoluzionare l' università italiana. Come documentato su www. lavoce. info, oggi il 40 per cento dei docenti ordinari di economia in Italia non ha più di due pubblicazioni con almeno due citazioni su Google Scholar, una banca dati che comprende anche molte riviste non di lingua inglese, working papers e atti di convegni. Secondo Maria Cristina Marcuzzo e Giulia Zacchia (Rivista Italiana degli Economisti, agosto 2007) il 35 per cento dei ricercatori non ha alcuna pubblicazione su Econlit, una banca dati dedicata alla ricerca economica. Entro il 31 marzo il Ministro dovrà varare i decreti attuativi stabilendo come misurerà la ricerca degli atenei e come ripartirà questa quota crescente di finanziamenti alle università. È opportuno che i criteri di valutazione e gli specifici indicatori siano definiti a livello internazionale, quindi non siano manipolabili da chi deve poi essere valutato. Ovviamente oggi chi difende lo status quo nell' università si oppone a qualsiasi criterio di valutazione definito a priori, sostenendo, come in una popolare canzone degli anni ' 60 che "nessuno li può giudicare". È anche fondamentale che il premio agli atenei che svolgono ricerca non sia marginale, ad esempio che solo gli atenei che superano una certa soglia accedano a questa quota dei finanziamenti. Il Ministro ha dato in questi mesi ripetute prove di coraggio, anche se spesso per cause sbagliate. Ha oggi l' opportunità di dare un contributo importante alla riforma dell' università italiana. Se vuole dare un primo importante segnale di discontinuità rispetto ai suoi predecessori, quelli che hanno tutti gioiosamente concorso ad affossare l' università italiana, proceda subito ad aggiornare l' unica seria valutazione della qualità della ricerca accademica svolta sin qui in Italia (si veda www. civr. it). Tornerà utile nel distribuire i fondi per la ricerca.

giovedì 11 dicembre 2008

Appello della Sapienza in mobilitazione

L’Onda: Generalizziamo lo sciopero del 12 dicembre!


Alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti medi, ai precari, ai migranti, ai movimenti di lotta per l'abitare e in difesa dei beni comuni, ai sindacati che promuovono lo sciopero.

L'appello che vi rivolgiamo parla di una sfida che non riguarda solo noi, ma riguarda tutte e tutti. Il 12 dicembre ci attende una giornata di grande importanza il cui esito potrà segnare gli equilibri politici e sociali di questo paese: lo sciopero generale in primo luogo indetto dalla Fiom e dalla Cgil funzione pubblica, poi dalla Cgil tutta, infine dai sindacati di base (Cobas, Sdl, Cub), sarà una grande occasione di conflitto per chi non vuole subire l'arroganza di questo governo e per chi non vuole pagare sulla propria pelle la crisi di sistema che investe l'economia globale. L'indizione di questo sciopero generale è anche il frutto, vale la pena ricordarlo, della grande potenza dell'Onda, del movimento che da inizio settembre ha visto milioni di persone, tra studenti, insegnanti, ricercatori, docenti, bambini, mobilitarsi contro la definitiva dismissione della scuola e dell'università pubbliche. È stata proprio l'Onda, infatti, ad imporre una discontinuità politica e sociale nel paese: laddove tutto sembrava sconfitto con la tornata elettorale di aprile, una nuova generazione ha imposto dal basso una battuta d'arresto nella macchina di consenso del Governo. Attraverso lo slogan “Noi la crisi non la paghiamo” gli studenti hanno lanciato un segnale a tutti i soggetti sociali che nel mondo del lavoro e nelle esistenze concrete stanno subendo le ricadute di una dinamica recessiva di portata epocale. Il “Noi” dello slogan non è corporativo e non parla solo degli studenti: “Noi” sono tutti coloro che la crisi non l'hanno prodotta e che dunque non intendono pagarla. Che la paghino le imprese e le banche, questo il sottotesto dello slogan! Non siamo disposti a pagare questa crisi né possiamo accettare le scarne proposte del Governo, contenute nel pacchetto anti-crisi.

La potenza dell'Onda è stata capace, dunque, di parlare alla società tutta e di trasformare tanto lo sciopero generale dei sindacati di base del 17 ottobre, quanto lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre, in qualcosa di straordinario e di diverso dalle cose di sempre. Proprio l'autonomia del movimento studentesco ha reso possibile un'estensione senza pari delle mobilitazioni e una grande radicalità nei contenuti e nelle pratiche di lotta. Il 14 novembre, poi, rimarrà senz'altro nella memoria di tutti, come una delle più grandi manifestazioni di piazza auto-organizzata dagli studenti universitari e medi: più di 300.000 persone, infatti, hanno assediato Montecitorio e Palazzo Chigi, mettendo in scena materialmente l'isolamento sociale oltre che politico del Governo e della maggioranza.

A partire da queste considerazioni vorremmo dire alcune cose importanti in merito alla giornata del 12, giornata in cui pensiamo che lo sciopero generale debba quanto più possibile essere generalizzato dall'Onda e non solo. La premessa è che sarebbe stato auspicabile un corteo unitario di tutte le forze sindacali, ma conosciamo bene le differenze anche radicali delle piattaforme e non riteniamo che queste differenze possano essere ridotte a questioni di poco conto.

Per stringere davvero ed in maniera efficace una forte alleanza sociale non possiamo accontentarci semplicemente di scendere in piazza nella stessa giornata. Dobbiamo trovare una convergenza su alcuni contenuti che oggi appaiono decisivi e sui quali vogliamo assolutamente vincere, mantenendo sempre le proprie specificità, differenze e le proprie piattaforme di lotta, ma estraendo da queste delle rivendicazioni comuni a partire da quattro temi fondamentali: Scuola, Università, Precarietà e difesa dei territori e dei beni comuni. Per quanto riguarda noi, ci teniamo a mettere in chiaro gli elementi rivendicativi che più ci hanno caratterizzato e che in particolare ci caratterizzano in vista del 12. In primo luogo il rifiuto netto della legge 133, della legge 169 e del Dl 180 in via di approvazione, Dl che non cambia di nulla l'esigenza e la necessità di lottare contro il Governo e in particolare contro la Ministra Gelmini e di ribadire il nostro sforzo nel senso dell'autoriforma dell'università. In secondo luogo è per noi fondamentale ribadire la nostra ostilità nei confronti delle leggi bipartisan che hanno consentito in questi anni il processo di precarizzazione del lavoro, dal pacchetto Treu, alla legge 30. A maggior ragione vale la pena ribadirlo laddove, a partire dal mese di gennaio, 400.000 precari non saranno riassunti. Precari e lavoratori per cui deve essere assolutamente garantito e tutelato il diritto di sciopero. In terzo luogo riteniamo decisivo estendere ed allargare la battaglia per un nuovo welfare che parli di reddito diretto e indiretto (casa, servizi, cultura, diritto alla studio) per studenti, disoccupati e precari, nonché di salario minimo intercategoriale per tutti i lavoratori e lavoratrici. Infine il rifiuto delle privatizzazioni della sapere e della ricerca, e della devastazione ambientale e dei territori, al fine di difendere la totalità dei beni comuni. Vogliamo più finanziamenti all'università e scuola, che allo stato attuale sono indirizzati alla costruzione delle grandi opere pubbliche e alle spese militari. Su questi punti vorremmo, in questi giorni che ci separano dal 12, avviare una discussione proficua e non pregiudiziale.

Per quanto riguarda il 12, invece, pensiamo che sia naturale per l'Onda mantenere lo stesso stile assunto durante i precedenti scioperi generali: un corteo autonomo che sappia però interloquire con tutti i lavoratori e attraversare, materialmente e non solo simbolicamente, le manifestazioni sindacali. Questo non toglie che è nostro interesse parlare con quei tanti lavoratori che pur essendo iscritti alla Cgil vedono nell'Onda e nella sue rivendicazioni un'opportunità di cambiamento radicale valido per tutti. Oltre a parlare con i lavoratori è nostro interesse, però, attraversare la città e paralizzarne il traffico, così come abbiamo fatto in questi mesi, generalizzando tanto lo sciopero del 17, quanto quello del 30 ottobre. Invitiamo inoltre, tutti i movimenti cittadini e regionali, dai movimenti per l'abitare a quelli a difesa dei beni comuni, le reti migranti, i lavoratori precari, le esperienze dell'autogestione, tutti coloro che guardano con favore alla novità dell'Onda e che non sempre sono rappresentati dalle compagini sindacali, a convergere in piazzale Aldo Moro e muoversi in corteo con noi.

Con la convinzione che l'Onda diventerà ancora una mareggiata.

Generalizziamo lo sciopero del 12 dicembre!

Sapienza in mobilitazione

mercoledì 10 dicembre 2008

"E dell'Onda è rimasta solo la schiuma"

Questo articolo pubblicato ieri dal Giornale è la conferma che il movimento studentesco non è annegato ma bagna ancora le città italiane.
E' soprattutto la conferma di un modo di pensare che appartiene alle generazioni anziane che governano il Paese e dal quale gli studenti cercano di allontanarsi. 
15 anni di bambini cresciuti dalla televisione commerciale hanno modificato il modo di vedere la realtà: SE NON SEI NELLA SCATOLA MAGICA NON ESISTI.

L'Onda esiste ancora. La presa di coscienza degli studenti non ha una data di scadenza.
I giovani e i precari che hanno manifestato nei mesi di settembre, ottobre e novembre nelle piazze di tutta Italia non sono tornati nel loro guscio.

In tutta Italia gli studenti continuano a riunirsi e ad informare. E' un processo è lento e denso di cambiamenti; non ha la durata di uno spot televisivo né della lettura di un articolo di giornale.

Il giornalista Stefano Zecchi considera le contestazioni tenutesi nei giorni scorsi come dei modi per ottenere solo "visibilità".

La visibilità noi studenti l'abbiamo già avuta e non è stata mai la spinta principale delle proteste. 
Per settimane siamo stati nelle piazze a dimostrare il nostro dissenso verso i tagli indiscriminati del Governo. La voglia di studiare ce l'abbiamo e definirci dei "fannulloni" è un atteggiamento davvero mediocre.

Stefano Zecchi sostiene che "la maggioranza degli studenti è sempre rimasta nelle aule a seguire le lezioni". Ci sorge il dubbio se il giornalista abbia visitato, anche per sbaglio, qualche università nei giorni delle proteste.

A Roma gli studenti si sono riuniti per la scrittura di proposte concrete. Il ministro Gelmini aveva detto di essere disponibile a "dialogare".
Il ministro e la maggior parte dei politici italiani falsano quotidianamente questa parola, credono che "dialogare" significhi solo un compromesso unilaterale. 
Non è assolutamente così e i decreti approvati ne sono la prova.

PETIZIONE « Non pagheremo noi la vostra crisi ». Per un movimento europeo


Questa petizione è partita da un'iniziativa di alcuni studenti e giovani ricercatori francesi e a cui vogliamo dare una dimensione europea.
Vorremmo in un primo tempo raccogliere le firme d'intellettuali e universitari europei riconosciuto a livello internazionale, poi renderla pubblica cercando di pubblicarla su giornali italiani e francesi per fare appello a tutti i cittadini che si sentono coinvolti a firmarla on line su
Internet.

Siamo studenti, dottorandi e ricercatori e vogliamo affermare la nostra solidarietà con i movimenti sociali dell'istruzione che lottano attualmente contre la privatizzazione dei servizi pubblici, dell'istruzione e della ricerca in Europa. Convinti che questa crisi dell'università non è che uno degli effetti delle politiche neoliberali legate a scelte politiche internazionali, decidiamo di riprendere lo slogan delle assemblee italiane : "Non pagheremo noi la vostra crisi !"

« Non pagheremo noi la vostra crisi » è lo slogan che da ormai più di un mese riecheggia in tutta Italia. L'onda di protesta dilaga e più di 300 000 manifestanti il 14 novembre hanno ripreso questo slogan che si rivolge, al di là delle frontiere a tutti i nostri dirigenti. Sono
migliaia di studenti, d'insegnanti e genitori che riflettono e agiscono collettivamente per un altro sistema educativo. Hanno lanciato l'appello per uno sciopero generale il 12 dicembre.

« Non pagheremo noi la vostra crisi ! » è il nostro grido di rivolta.

È il grido di coloro che in Italia, Francia, Germania, Spagna rifiutano la mercificazione dell'istruzione e rifiutano di vedere il loro futuro e quello dei loro figlio sacrificato dalla distruzione del servizio pubblico, sola ricchezza di chi non ha niente.

È il grido dei lavoratori, che rifiutano i licenziamenti di massa e le delocalizzazioni e che lottano ogni giorno per preservare i loro diritti minacciati dalla legge dei profitti. È il grido di rivolta di coloro che, con salari e protezioni sociali amputate, si sono indebitati e pagano quotidianamente, nella miseria e nella precarietà le scelte egoiste dei nostri dirigenti politici ed economici.

È il grido dei migranti, vittime del razzismo istituzionalizzato, che rifiutano di essere criminalizzati solo perché cercano, nelle nostre metropoli occidentali, una vita migliore.

È il grido di tutti coloro che rifiutano che i loro diritti siano sottomessi alla ragione del più forte capitalista.

« Non pagheremo noi la vostra crisi » è l'avvertimento di coloro che da dicembre 1995, dalle fabbriche occupate ai sobborghi, rivendicano l'uguaglianza e il rispetto in Francia, che dal 2003 si mobilitano in Germania contro la disoccupazione e l'esclusione... è l'avvertimento che
oggi in Italia, in Spagna, in Germania rimbomba nelle orecchie dei potenti.

« Non pagheremo noi la vostra crisi » è anche un altro modo di dire che non vogliamo più vivere in questa società che ci vuole sacrificare sull'altare dei profitti. È il nostro modo di porre la questione dell'uguaglianza reale dei diritti di tutti, uomini e donne, nazionali e immigrati, lavoratori e disoccupati, cittadini e contadini...

È infine il grido di futuro di tutta una generazione che si alza e decide di combattere a livello internazionale un sistema economico che fa oggi prova del suo fallimento. Questi uomini e queste donne non vogliono sottomettersi alle leggi del mercato, ma accettano la sfida della globalizzazione per apportare la loro risposta globale.

Sì, un altro mondo è possibile e noi l'inventeremo, perché è ormai una necessità !

Con questa petizione, lanciamo un appello alla solidarietà internazionale con gli studenti e lavoratori italiani in lotta contro il decreto Gelmini e la legge 133.

Un appello alla solidarietà europea e mondiale contro la distruzione dei servizi pubblici dell'istruzione, bersaglio simbolico delle politiche neoliberali que vogliono sostituire nelle nostre teste la logica dell'uguaglianza e della solidarietà con la logica del mercato. Affermiamo
anche noi ai dirigenti mondiali che siamo pronti a tutto per non pagare le conseguenze delle loro politiche irresponsabili e nefaste. Lanciamo un appello all'organizzazione della solidarietà internazionale preparandoci a manifestare la nostra solidarietà con il movimento italiano il prossimo 12 dicembre costruendo dei ponti al di là delle frontiere per costruire un vero e proprio movimento sociale europeo.

No, non pagheremo noi la vostra crisi !

Questa è un'iniziativa di studenti e ricercatori italiani e francesi attivi nel movimento (sindacalisti o membri delle assemblee autonome contro la legge 133), e vuole in un primo tempo affermare la solidarietà con gli attuali movimenti europei per organizzare poi sul lungo termine una collaborazione internazionale per la difesa dei servizi pubblici dell'istruzione cercando di organizzare un incontro internazionale nei prossimi mesi.

http://www.sud-etudiant.org/article

Studenti di nuovo in piazza - La Nazione, 9 dicembre 2008

Considerazioni di fase su cosa è avvenuto e avviene nel sistema dell’istruzione e all’Università.

Considerazioni di fase su cosa è avvenuto e avviene nel sistema dell’istruzione e all’Università.

di Lorenzo Porta

docente a contratto di “Maieutica reciproca e ricerca azione per la pace”

Università di Firenze

Già docente di Sociologia dell’educazione alla pace


A studenti e docenti: è da tempo che ho elaborato questo scritto sul quale ho chiesto pareri a persone che operano nel sistema dell’istruzione a diversi livelli e ad altri che si battono per la democrazia in diversi ambiti della società civile. Parte da un’analisi generale e poi svolge considerazioni sulla incresciosa situazione universitaria fiorentina, sul Corso di laurea Operazioni di pace con precisazioni sulla solidarietà a Giovanni Scotto.

Il servizio pubblico dell’istruzione


Oggi vediamo che la precarietà del lavoro è molto diffusa nel vasto settore terziario dei servizi a diversi livelli delle prestazioni da quelle dequalificate a quelle che richiedono più conoscenza. Una situazione che ci richiama, pur nelle mutate condizioni strutturali, al vasto settore agricolo degli anni '50 con le sue forme di sfruttamento pesanti ed umilianti.

Strano frutto di questa globalizzazione è la precarizzazione del lavoro, un fenomeno internazionale che coinvolge almeno un miliardo e mezzo di persone nel mondo di diverse provenienze: ucraini, russi, rumeni, per rimanere in Europa, cinesi, indiani, indonesiani in Asia, Brasiliani, peruviani, equatoregni in America latina. Essi vengono messi in competizione tra loro dalle imprese fautrici di questa deregolamentazione del lavoro, con il sostegno giuridico necessario degli stati nazionali, in uno scenario di delocalizzazione della produzione repentina, conforme alla logica della polverizzazione sociale dei subalterni e alla convenienza del costo della forza lavoro.

Se ci limitiamo all'Italia e agli studi più documentati sono tra i dieci e gli undici milioni le persone fisiche coinvolte in diversa misura nell'occupazione flessibile. In base ai dati Istat confrontati con i dati di rilevazione del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec95) si stima che almeno il 25% del prodotto interno lordo nazionale sia realizzato attraverso lavoro irregolare. Il passaggio dei lavoratori da un'attività flessibile, che assume profili diversi a seconda delle decine di varietà di contratti atipici ( più di trenta) , ad un lavoro decisamente irregolare avviene con molta frequenza. ( vedi le analisi condotte sui dati Istat, Sec95, Isfol, Inail di Luciano Gallino in questi anni contenuti nel più recente testo, Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità, Laterza, 2007).

Anche il lavoro intellettuale è esposto ad una precarizzazione di lungo periodo nei diversi ambiti della produzione con un aumento della competitività tra singoli lavoratori che ottunde in loro quel processo collettivo di riconoscimento di una condizione comune, momento fondamentale per esprimere una forza cosciente di trasformazione. Tale condizione di precarietà competitiva è un dato strutturale anche nel campo dell’istruzione pubblica nei diversi gradi degli insegnamenti dalle elementari all’università.

Un’università, quella italiana che vede ben sette studenti italiani scegliere di iscriversi presso università straniere della UE ( 25), più Svizzera e USA, a fronte di un solo loro collega straniero che viene negli atenei italiani. La pratica della trasparenza e della democrazia nel reclutamento dei ricercatori e professori negli Atenei ha raggiunto livelli di allarme, al punto che si sono invocati codici etici per le Università, che però non riescono a limitare il sistema della cooptazione , fondato sulla corruzione. Un’università in cui la mobilità sociale ascendente per studenti con capitale culturale familiare medio basso è preclusa e la percentuale di abbandono dei corsi universitari è più che doppia nei soggetti con genitori privi di laurea rispetto a coloro che hanno un genitore laureato.(cfr. www.lavoce.it , argomento: Scuola e Università, Uguali perché mobili, gennaio 2007; La mobilità sociale resta al palo, ottobre 2006).

Oggi poi vediamo intensificarsi l’attacco alla scuola pubblica a partire dalla scuola primaria, su cui si abbatte più pesantemente la scure della cacciata dei maestri già di ruolo. Gli emendamenti dell’opposizione in commissione al decreto 137 della ministra, avvocatessa, Gelmini sono stati respinti quasi nella totalità. Il varo del decreto è avvenuto a colpi di fiducia alla Camera, a cui è seguita l’approvazione definitiva al Senato.

E’ in preparazione un attacco frontale, che secondo una simulazione di scenario elaborata da sindacato ( Elaborazione della FLC-CGIL) http://www.flcgil.it/notizie/news/2008/settembre/ , già dal prossimo anno, nei diversi gradi scolastici dovrebbero scomparire 43.000 docenti e 15.000 tecnici, amministrativi ed ausiliari per un totale stimato di 130.000 posti in tre anni. Scomparirebbero le supplenze annuali. Le ore di lezione saranno ridotte. Come documentare e far emergere il lavoro educativo svolto dagli insegnanti che in questi anni si sono battuti per una scuola viva e partecipata? Come fermare la dispersione scolastica, che in Italia è al 20%, 10 punti sopra gli obiettivi di Lisbona, con punte del 30% in alcune aree del mezzogiorno? Giovani gettati sul mercato del lavoro con una debole preparazione sono destinati allo sfruttamento. Chi si preoccupa della loro formazione? Ora il tiro al bocciato riuscirà meglio con il voto di condotta revolver.

Quando si parla di costi diventa sacrilego oggi ricordare che le potenti immissioni in ruolo degli insegnanti di religione cattolica sono anch’esse un costo, ma non assolvono al crescente bisogno di una crescita culturale laica nella conoscenza della dimensione religiosa, al di là della libera appartenenza confessionale. Anche lì ci sono insegnanti bravissimi/e, ma dipendono nelle nomine dalle curie vescovili.

Confessionalizzare lo spazio pubblico, privatizzare il servizio dell’istruzione è la prospettiva che abbiamo di fronte. Questa è una restrizione della sfera pubblica come luogo del confronto garantito dai diritti, dove la logica del mercato è tenuta sotto controllo e dove le idee e le fedi non sono il mercato delle idee, ma appartenenze a confronto. La Costituzione italiana è uno scoglio da superare o una carta ancora da realizzare in alcuni punti qualificanti? Il sistema d’istruzione in una società è la linfa della democrazia e della partecipazione attiva.

Un attacco così massiccio all’istruzione pubblica può essere combattuto con successo solo se i docenti sapranno valorizzare e mostrare le pratiche didattiche attuate con spirito laico , libero in modo interdisciplinare, come deve avvenire nell’ambito pubblico della formazione. Questi insegnanti, tra loro figurano numerosi precari, hanno cercato di coltivare a spese proprie il loro aggiornamento, battendosi contro le pastoie burocratiche, le limitate risorse del settore per migliorare l’offerta formativa in una prospettiva aperta e non corporativa.


Alcuni nodi da sciogliere nell’Università


Purtroppo negli atenei c’è chi ha sarchiato il terreno pubblico a fini privati, come uno squallido cortile di casa, praticando il nepotismo, facendo strame di regole e deprimendo la vera ricerca: costoro sono i migliori alleati di chi vuole smantellare l’istruzione pubblica.


Oggi l’Università di Firenze, come anche Siena e altri atenei presentano una situazione di bilancio tremenda. Per Firenze dovremmo essere ai 50 milioni di buco di bilancio ( ma forse di più).

Ci devono spiegare ancora quanto e come incidono le voci consulenze su questa voragine, ovvero le prestazioni professionali di docenti interni strutturati ( ordinari e associati) o amici dei docenti pagate dai bilanci dell’università. Ricordo che nel maggio scorso il rettore ha tentato di riversare sugli studenti alcuni carichi di questo buco di bilancio.

A fronte di ciò il Senato accademico dell’ateneo fiorentino, nell’esercizio dei suoi poteri di autonomia, ha deciso nel marzo di quest’anno di inserire nel nuovo Regolamento di Ateneo, all’articolo 18,l’abolizione del diritto di voto vincolante ai docenti a contratto (la componente precaria dei docenti) nei Consigli di corso di laurea, riducendolo a mero voto consultivo.

In questo modo ogni potere di decisione è ristretto a pochi docenti di ruolo. Essi hanno sempre più le mani libere sulle proposte di reclutamento di nuovi ricercatori per esempio ( Regolamento di Ateneo approvato nel febbraio di quest’anno), approfondendo ulteriormente la disastrosa pratica della cooptazione dei docenti e ricercatori fondata sulla corruzione.

Dov’erano i democratici e i nonviolenti?? In molti non hanno preso posizione su questa misura di restringimento pesante della dialettica democratica, messa in atto in base ad una presunta percentuale di assenze dei contrattisti ai Consigli, superiore percentualmente a quella dei docenti strutturati.

I docenti a contratto sono una considerevole parte dei docenti su cui si regge l’offerta formativa degli atenei ( aggiorno il dato: ora superano i 50.000 in Italia).


A) una parte di loro è composta da docenti ormai in pensione, che proseguono nell'insegnamento, ( tra questi gli ordinari e gli associati che hanno optato per il pre-pensionamento hanno un trattamento economico di tutto rispetto, 30.000 euro annui che si cumulano alla loro pensione).


B) un'altra parte si fregia di questo “titolo prestigioso”, ma non partecipa alla vita dell'università, poiché svolge le principali attività lavorative in altri ambiti.


C) Vi è una terza parte , che costituisce la vera componente precaria, che ha puntato moltissimo sulla carriera universitaria ed è sottoposta maggiormente al condizionamento dei docenti strutturati. Non può vivere di quel contratto annuale perché a Firenze, per esempio è stato ridotto nell’Aa 2007/2008 a retribuzioni da fame: 720 euro per 40 ore di lezione senza contare ricevimenti, tesi e quant'altro. Essi devono contare su partecipazioni a ricerche, assegni di ricerca, docenze nei masters e perfezionamenti che sono sostanzialmente basate sulla cooptazione da parte dei docenti strutturati.

Ancora peggio, quest’anno accademico il contributo è di circa 33 euro per CFU, cioè circa 99 euro per un corso di 20 ore di lezione comprese tutte le altre attività che ricordavo sopra.

E’ così che risparmia il consiglio di amministrazione dell’Università di Firenze per realizzare il Piano di rientro ordinario della voragine di bilancio, oltre che a vendere beni immobili!!


Il prezzo della democrazia oggi


Ho vissuto sulla mia pelle le brucianti ritorsioni e le misure di isolamento per aver chiesto trasparenza nei Consigli di corso di laurea di Operazione di Pace gestione e mediazione dei conflitti, a cui ho preso parte a Firenze, sui meccanismi che regolano le proposte di reclutamento. Ho documentato con precisione e messo agli atti le irregolarità verificatesi. Mi riferisco proprio all’iter della chiamata diretta senza concorso per il dottor Giovanni Scotto che fin dal 2006 aveva presentato irregolarità palesi nella redazione dei verbali firmati dalla presidente e dallo stesso Giovanni Scotto, di Consiglio di corso di laurea e nel passaggio al Consiglio di facoltà per l’approvazione.

Questo mio intervento sulla trasparenza delle procedure sostenuto peraltro dai Professori L’Abate Alberto e Tonino Drago è stato considerato un affronto all’autorità, “un esercizio della democrazia paritaria curioso”. ( Esiste forse una teorizzazione della democrazia con diritti formali disuguali) La frase penso possa significare: “come osa un docente a contratto chiedere trasparenza. E’ già tanto che sieda in Consiglio di Corso di Laurea, bisognerebbe tornare agli anni ‘50, quando gli assistenti, quasi tutti di classi elevate, non avevano alcun riconoscimento giuridico e faceva fede per loro l’affiliazione di classe”.

E infatti qualcosa del genere è accaduto: voto consultivo per loro, come già detto.


Nel giugno 2006 fui estromesso dall’insegnamento attraverso l’applicazione di una norma mai applicata in Facoltà: chi frequentava il dottorato non poteva avere insegnamenti. Mi fu tolto l’insegnamento di sociologia dell’educazione alla pace e mai più ridato e persino un laboratorio, mentre alcuni miei colleghi dottorandi svolgevano laboratori nel periodo di dottorato.

Terminai il Dottorato con il risultato di eccellente. Dopo un lungo percorso che passò attraverso una sorta di mediazione presieduto dal giurista Professor Carlo Fusaro con i docenti Alberto L’Abate, Tonino Drago e Giovanna Ceccatelli Guerrieri, volto ad appurare le irregolarità nel Corso di Laurea, venne bandito un laboratorio di Maieutica reciproca e ricerca –azione per la pace. Risposi al bando e mi fu assegnato. Ho svolto il mio lavoro ed ora il laboratorio è sparito. Il professor Fusaro diceva che la componente che lui chiamava Galtunghiana e dolciana meritava più spazio nel Corso di laurea. Personalmente non ho avuto una proposta di collaborazione al Master di mediazione dei conflitti o a qualsivoglia progetto di ricerca dopo anni di lavoro di ricerca sul campo all’Università, precisamente dal 1994.

In tanti si sono chiesti: ma come se la cava il professor Porta ora? In questi anni ho vinto trasparentemente due concorsi abilitanti ordinari nelle scuole superiori e ho abbinato

il lavoro all’Università con l’insegnamento, prima ancora lavoravo come educatore presso un centro di affido familiare.

Oggi Giovanni Scotto chiede solidarietà per riuscire ad essere assunto con chiamata diretta senza concorso in questo ateneo come professore associato.

Bene!

Ricordiamo altresì, perché la sua richiesta di chiarezza abbia uno sbocco, che ci sono numerosi docenti precari, a contratto che hanno alle spalle anni di assegni di ricerca, tre anni di dottorato e anni di attività didattiche che chiedono concorsi trasparenti ispirati a criteri di garanzia democratica!! In questa direzione vanno anche i pronunciamenti dei docenti a contratto e i documenti inoltrati al Rettore.


Mi chiedo oggi


Perché il laboratorio che ho condotto lo scorso anno non compare tra i possibili laboratori dell’anno 2008-2009 all’interno dell’offerta formativa SECI – Operatori di Pace?

Perché il Consiglio di Corso di laurea Operazioni di Pace si è espresso per l’abolizione dei bandi per i laboratori, cosa che non avviene nella stragrande maggioranza delle Facoltà, se non in tutte?

Quali i criteri che hanno ispirato una selezione tra i laboratori svoltisi lo scorso anno accademico??

Per ora ho ricevuto l’offerta di svolgere due lezioni nel laboratorio permanente dell’ottimo dottorando Alfredo Panerai. L’ho fatto con una buona partecipazione di persone presenti. Gratis come può accadere ad un neo laureato. Inoltre il Professor Antonino Drago mi ha offerto uno spazio nel suo corso per una lezione sui percorsi di ricerca-azione per la trasformazione sociale.

Al mio laboratorio ho avuto 17 iscritti, una buona partecipazione ( il tetto massimo è circa di 20) ed un livello di approfondimento apprezzabile. Ogni partecipante nei gruppi di riferimento ha svolto una relazione sui temi della ricerca –azione, del metodo dell’inchiesta ( qualitativa e quantitativa) per la trasformazione sociale e per la prevenzione di primo livello dei conflitti. Gli esempi su cui abbiamo lavorato provenivano dal mondo del lavoro, della scuola e da situazioni di conflitto più vasti ( macro).

PER CONCLUDERE:

E’ possibile dare corpo e voce ad obiettivi minimi, ma qualificanti,di democrazia elementare, di ristabilimento di regole trasparenti e condivise nell’università?

E’ percorribile la strada dell’approvazione di effettivi codici etici , che blocchino i finanziamenti regionali, statali, europei laddove vengono reiterate pratiche illecite e nepotiste e dove l’amministrazione risponda un po’ di più ai criteri della trasparenza e dove non si possa più dire che:

  1. su 7 studenti italiani che vanno studiare all’estero ( Ue 25 più Svizzera e USA) ce n’è uno solo che da quei paesi viene in Italia a studiare.

  2. Gli studenti che abbandonano gli studi sono per più di due terzi figli di persone con istruzione formale medio-bassa. Assenza quindi di mobilità sociale ascendente.


Dove e come è stato fatto un uso perverso dell’autonomia universitaria?

Quali possibili trasformazioni minime sono proponibili affinché i metodi di reclutamento degni di uno stato di diritto possano rispondere ai criteri della trasparenza e della giustizia?

Tutto ciò per garantire una serenità nel lavoro di ricerca, senza venir divorati da pratiche di cooptazione ricattatoria e umiliante che tolgono energie alle persone, altrimenti utilizzabili per lavori costruttivi?


Firenze, 5 dicembre 2008

Save Saviano!

Un manifesto per difendere lo scrittore! Attaccatelo in facoltà

Con l’uscita di Gomorra, Roberto Saviano ha messo consapevolmente la firma sulla sua condanna a morte, decretata dalla camorra. Da due anni è costretto a girare sotto scorta, scontando la pena di aver scritto la verità. Il20 ottobre scorso qualcuno ha iniziato a dire basta a questa situazione. Sei premi Nobel hanno firmato e lanciato un appello affinché Saviano sia salvato dalla camorra e le terre oppresse dalle organizzazioni criminali tornino sotto il controllo dello Stato. Decine di intellettuali e celebrità hanno aderito all’iniziativa, tranne lo stesso Saviano, che si è dichiarato ancora più determinato nella sua volontà di sparire dalla circolazione.
Nel frattempo a far sparire il suo volto ci hanno già pensato giornali e televisioni. Campus ha deciso di non farlo scomparire. Come? Senza coinvolgere le celebrità ma i lettori, le studentesse e gli studenti universitari. Per partecipare basta staccare la
 pagina 55 del numero di novembre di Campus (disponibile in edicola e distribuito in università) e fotografarla, avendo sullo sfondo una strada o una piazza della propria città, del proprio paese, o uno scorcio del vostro ateneo. Insomma, uno scatto del vostro angolo d’Italia. Il passo successivo sarà inviare l’immagine a  " style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-style: normal; font-size: 100%; font-family: inherit; text-align: left; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial; text-decoration: none; font-weight: bold; ">redazione.campus@class.it . Nei prossimi numeri di Campus troverete le vostre foto, pubblicate all’interno della rivista. A tempo di record ci è arrivata la mail di Andrea Murgia, studente del Politecnico di Milano, facoltà di design, indirizzo design della comunicazione, primo studente a raccogliere con entusiasmo la nostra proposta. E di seguito ecco pubblicata la sua foto.

                
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L'iniziativa comincia a prendere piede: ci è giunto uno scatto eseguito all'
università degli studi di Bari, da Riccardo Monterisi. Eccolo:

               
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Anche da Campus.it è possibile partecipare all’iniziativa. Ecco la
 pagina 55, con il poster di Saviano, in formato pdf scaricabile: Safe Saviano.pdf. 
Fatevi coraggio, aspettiamo ognuno di voi.