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LA PROTESTA CONTINUA!!!

sabato 18 ottobre 2008

Lettere che ci sono giunte via mail

Vi pubblichiamo una lettera e un'articolo che ci sono arrivati via mail da parte di un nostro professore e una nostra collega studentessa dove ci raccontano il loro pensiero e le loro sensazioni:
Da prof. Fabrizio Wolkenstein Braccini
Al Magnifico Rettore
al Direttore Amministrativo
ai membri del Senato Accademico
ai Direttori dei Dipartimenti
e p.c.
ai membri della Facoltà e del Dipartimento nei quali presto servizio
ai miei studenti


Pare ormai scontato (anche perché nessuna voce in contrario sembra finora essersi levata dal mondo accademico) che le disposizioni della L. 133, unitamente ad altre più o meno contemporanee amenità governative, vengano ad assestare un grave colpo all’Università.
Ma se è così, il dovere di reagire spetta anzitutto a coloro che dell’Università hanno il governo e la rappresentanza. Non sarà il folklore delle assemblee e delle manifestazioni studentesche a cambiare le cose, né le cambieranno le chiacchiere in sede di CRUI e di CUN, organi dai compiti assai limitati e privi di poteri giuridicamente rilevanti.
Non servono mozioni ma azioni, che se si vogliono realmente incisive non possono non provenire che dagli organi cui è conferito il potere di agire: Rettore, Senato Accademico, Presidi e Consigli di Facoltà, Direttori e Consigli di Dipartimento, ciascuno s’intende per la parte che gli compete.
Nessuno mi pare aver ancora adeguatamente rilevato il punto sul quale è davvero possibile far leva. Se siamo in periodo di vacche magre, è nella potestà politica del Governo ridurre gli stanziamenti a favore di questo o quello, quindi anche dell’Università. Ma stabilire dei limiti al ricambio del personale senza aver contestualmente sancito l’abrogazione della L. 537/93 e disposizioni ad essa collegate è un’altra faccenda, che viene a ledere non solo la tanto sbandierata (a suo tempo) autonomia amministrativa e didattica delle Università, ma la loro stessa credibilità scientifica.
Non può infatti spettare che alle Università stesse, tanto più in presenza d’una riduzione di bilancio, stabilire come i fondi disponibili debbano essere impiegati, se sia più opportuno investirli in un’aula o in un professore, se sia più utile attrezzare un nuovo laboratorio o assumere un tecnico che possa continuar a far funzionare il laboratorio esistente. Questo a me pare (e dovrebbe parere anche ad altri) un punto essenziale e irrinunciabile.
Allora, se si vuol veramente “contrastare” (come si è espresso il Senato Accademico) una disposizione di legge palesemente illegittima e, per i suoi riflessi sull’autonomia didattica e scientifica delle Università, palesemente anticostituzionale, l’unico modo è quello di effettivamente contrastarla. Vale a dire, impiegare immediatamente i fondi lasciati liberi (e quindi già esistenti) da coloro che, a causa della sedimentata senescenza del personale docente e non docente, se ne stanno andando in pensione o se n’andranno a breve (me compreso) per ricoprire i posti ritenuti indispensabili ad un decente funzionamento dell’Ateneo e delle sue Facoltà.
Dopodiché arriverà certamente ad annullare chiamate, assunzioni e concorsi qualche provvedimento ministeriale, contro il quale sarà finalmente possibile proporre ricorso al TAR e sollevare in quella sede tutte le suddette eccezioni di illegittimità e incostituzionalità.
Tutto il resto è solo aria fritta.
Si tratta di vedere se il mondo accedemico e i suoi governanti saranno finalmente capaci di liberarsi da un’atavica sottomissione al potere (da chiunque detenuto, vedasi il famoso giuramento di fedeltà al fascismo che solo nove docenti in tutta Italia si rifiutarono di prestare, salvo trovarci poi nel dopoguerra una pletora di professori “antifascisti da sempre”) per dimostrarsi una volta tanto pari alle loro responsabilità.
Altrimenti ci troveremo non solo dinanzi ad un’ennesimo episodio di “trahison des clercs”, ma perfino all’impossibilità di decentemente protestare quando ad esempio per una scoperta italiana viene assegnato un premio Nobel a dei giapponesi. Non è quello che ci stiamo meritando?




Dalla Studentessa Agnese Marchi:
RESTIAMO VICINI CONTRO LA GELMINI!

Mercoledì 15 ottobre, all’assemblea dell’Ateneo pisano eravamo in molti: studenti, ricercatori, professori, addetti all’amministrazione ecc… tutti con lo stesso desiderio di risposta da parte del Rettore Marco Pasquali. Da giorni si è attivata la protesta studentesca contro la legge 133 attraverso manifestazioni, occupazione, assemblee (di ateneo e delle diverse facoltà). Il mondo dell’istruzione mobilitato: se ne può sentire parlare ovunque tra i banchi delle aule studio, oppure tra i gruppetti alle assemblee, arrivano informazioni attraverso volantini e si leggono striscioni.
Un netto e chiaro “no!” alla legge 133 che prevede un ridimensionamento dell’università e dell’istruzione in generale e che tratta molti altri campi d’intervento in materia: finanziaria, imprenditoriale, amministrativa ed edile; nonché provvedimenti per la “competitività e semplificazione” di tutti i settori appena citati. Riguardo l’istruzione questa legge contiene pesanti tagli a carico del bilancio delle Università: 1500 milioni di euro entro i prossimi cinque anni; applica il blocco delle assunzioni a un settore dove il personale è già molto anziano, e che si regge solo grazie a un esercito di precari; infine non introduce nessuna misura di trasparenza o di valutazione della qualità e del merito. Affronta anche la possibilità di qualsiasi università pubblica di diventare fondazione privata con tutto quello che ne consegue. Le cause di questo intervento legislativo sono chiare: primo, è in corso una crisi finanziaria al livello nazionale (nonché mondiale), secondo, l’istruzione italiana ha da tempo una urgente necessità di rinnovo e di modifiche!
Ma le conseguenze in cui andremo incontro, attraverso l’attuazione di questa legge, non potranno di certo risolvere le problematiche ma anzi peggiorarle.
La scuola italiana ha un estremo bisogno di un rialzo del livello dell’istruzione e di preparazione al mondo del lavoro che dovrebbero partire dal basso, ovvero dalle scuole elementari, medie e poi superiori, per poter permettere,poi, di affrontare il mondo dell’università ad ogni persona meritevole. Mentre con una logica che avvia verso la privatizzazione e che mina i saperi più antichi, si aspira solamente alla progressione dei campi ritenuti utili ad una società ormai non più interessata a quel capitale umano essenziale allo sviluppo di un paese!
Certo è che il problema dei finanziamenti è grave e non si riscontra solo nel mondo scolastico; i tagli a carico del bilancio universitario sono inevitabili, (i soldi purtroppo non crescono dagli alberi!) ma devono servire per togliere solo esclusivamente gli sprechi inutili, non fonti importanti su cui si regge l’Università e la scuola in generale! Quindi probabilmente urge il conseguimento di un’attenta e curata analisi delle risorse finanziarie e umane.
Proprio per questi motivi gli studenti di Pisa insieme a tutti quelli che appartengono al mondo universitario, ieri, si sono riuniti per chiedere un totale appoggio e rappresentanza da parte del Rettore. Il fine ultimo infatti è stato raggiunto ed è proprio ora il momento di iniziare a fare qualcosa di concreto, per poter incidere sulle decisioni che prenderà il Parlamento. Anche attraverso il contatto con altri atenei di altre province toscane: arrivare prima alla Regione e poi al vertice. Il motto di molti interventi è stato “unione!”, rimanere uniti è la cosa fondamentale, insieme a quello di libertà della parola. Perché è proprio la base dei principi universitari che andiamo a professare: quella di un’istruzione aperta a tutti, della libertà di parola e di pensiero, del diritto di essere informati e istruiti senza distinzioni di nessun genere! Stiamo combattendo contro quelli che ci “tappano la bocca”, contro quelli che ci tolgono fondi preziosi e non può e non deve essere solo uno schieramento politico o rischiamo di ricadere nello stesso errore che stiamo contestando! La protesta infatti potrebbe essere estesa anche oltre, perché è una questione di rilievo per il futuro di tutto il Paese. Ma per sensibilizzare e sollecitare veramente tutti ci vorrebbe un pizzico di obbiettività, ragionevolezza e flessibilità nonché ascolto ed apertura mentale. Se contestiamo il diritto allo studio non possiamo allo stesso tempo toglierlo a chi in questo momento vuole fare lezione oppure dare esami; bloccare aule e lezioni non serve al nostro scopo! Quello è lo scopo di chi non è interessato alla vera tragedia in cui stiamo, tutti insieme, andando incontro.

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