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LA PROTESTA CONTINUA!!!

sabato 18 ottobre 2008

Salta l’inaugurazione dell’anno accademico



Anche Farmacia, Lingue e Scienze politiche prendono posizione contro la legge n. 133

L’Università di Pisa non celebrerà l’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 e, in alternativa, si farà promotrice di un’iniziativa nazionale per far partecipe l’opinione pubblica della situazione critica che si è determinata nel sistema universitario italiano dopo l’approvazione della legge n. 133.
Lo ha annunciato il Rettore Marco Pasquali, al termine dell’assemblea di Ateneo che si è svolta mercoledì 15 ottobre nella zona del Polo Fibonacci antistante la presidenza della facoltà di Scienze MFN e che ha visto la partecipazione di diverse migliaia tra studenti, docenti, tecnici-amministrativi e personale precario.
Nel suo intervento conclusivo, il Rettore Pasquali si è anche impegnato a convocare una riunione del Senato Accademico straordinario, allargato alle rappresentanze delle componenti istituzionalmente non presenti nell’Organo, da cui scaturisca una presa di posizione condivisa dell’Ateneo. Il professor Pasquali, infine, ha confermato il suo impegno a rappresentare all’interno della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane le istanze che stanno maturando a Pisa e ad attivarsi in quella sede per concordare iniziative comuni che coinvolgano il sistema universitario nazionale.
In precedenza l’assemblea si era confrontata al suo interno facendo emergere, su tutto, la necessità di superare le legittime diversità di accenti per esprimere una posizione unitaria. Questa richiesta è partita ed è stata poi ripresa nei diversi interventi che, pur affrontando la questione da diverse prospettive, sono stati fatti dai presidi di Farmacia, Antonio Lucacchini, di Scienze MFN, Umberto Mura, di Ingegneria, Emilio Vitale, e di Giurisprudenza, Marco Goldoni; da alcuni rappresentanti degli organi accademici di Ateneo, da docenti, tecnici amministrativi, studenti e personale precario dell’Università.


Intervento di apertura del Rettore. In apertura di riunione, il Rettore aveva ricordato che la grave crisi degli Atenei italiani deriva dalle scelte politiche dei governi, di diverso orientamento politico, che si sono alternati alla guida del Paese negli ultimi anni. A questo scenario già molto penalizzante per le Università, si è poi aggiunto il Decreto Legge n.112, convertito nella Legge 133 del 6 agosto 2008, che rischia di mettere definitivamente in crisi il sistema italiano dell’Università e della ricerca. Per questo, ha detto il professor Pasquali, è quanto mai opportuna un’azione energica da parte degli Atenei e del mondo universitario, “un’azione - ha aggiunto - che non sia rivolta solo contro i gravi provvedimenti adottati dal governo, ma anche verso l’opinione pubblica per far conoscere le capacità, le competenze e le eccellenze che sono racchiuse nelle istituzioni accademiche e che costituiscono una ricchezza di cui l’Italia non può assolutamente fare a meno se vuole continuare ad essere competitiva a livello internazionale”.
Il Rettore ha quindi affermato che l’Università di Pisa e il sistema universitario italiano non vogliono assolutamente trincerarsi dietro la difesa di privilegi o di posizioni conservatrici, ma anzi intendono essere parte attiva e propositiva di un processo di riforma del sistema universitario. “All’interno della nostra realtà - ha concluso - abbiamo fatto e stiamo facendo un serio esame critico. Nello stesso tempo, vogliamo rapportarci con la società e la politica italiane avanzando proposte concrete e, dunque, chiediamo di poter discutere presto con il governo delle nostre idee relative alle forme di governance degli Atenei, al sistema di reclutamento, ai modelli per incentivare la ricerca e il suo collegamento con il mondo produttivo, ai progetti di semplificazione e razionalizzazione dell’offerta didattica”.

Il Rettore Pasquali ha ribadito in questo video le posizioni già espresse di fronte all’assemblea.

Le mozioni di Scienze politiche, Farmacia e Lingue. Dopo Ingegneria, Lettere e Scienze matematiche fisiche e naturali, altre tre facoltà hanno preso posizione contro le decisioni del governo. I Consigli di Scienze politiche, di Farmacia e di Lingue e Letterature straniere, riunitisi nei giorni scorsi, hanno approvato delle mozioni in cui esprimono forti preoccupazioni per il futuro dell’Università pubblica, in seguito all’approvazione della legge n. 133.
Intanto la facoltà di Medicina e Chirurgia ha convocato per venerdì 17 ottobre un Consiglio straordinario.
Di seguito i link alle mozioni delle facoltà di Scienze politiche, Farmacia e Lingue Letterature straniere:

Facoltà di Scienze politiche, mozione approvata il 14 ottobre

Il Consiglio di Facoltà si è riunito in data 14 ottobre 2008 in seduta straordinaria e allargata a una rappresentanza dei precari della ricerca e dell’area tecnico-amministrativa della Facoltà e a una rappresentanza degli studenti di Scienze Politiche del Polo Carmignani occupato per discutere gli effetti della legge 133/2008. Il Consiglio di Facoltà auspica una riforma del sistema universitario che preveda interventi selettivi per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità della governance, introdurre parametri efficaci di valutazione della didattica e dell’attività di ricerca; istituire meccanismi concorsuali trasparenti. La legge 133/2008 non risponde affatto a queste esigenze. La legge 133/2008 prevede soltanto:
- un taglio indiscriminato e progressivo delle risorse destinate al fondo di finanziamento ordinario (art. 66, comma 13)
- la limitazione del turn-over al 20% delle unità del personale docente e amministrativo fino al 2012 (art. 66, comma 13 e comma 7);
- la possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni private con un semplice voto del Senato accademico, attraverso il quale si avrebbe il trasferimento a titolo gratuito dell’intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private (art. 16).
Questi interventi, posti in essere senza alcun effettivo confronto con i rappresentanti delle diverse componenti del sistema universitario, hanno un carattere strutturale e incidono pesantemente sul finanziamento della ricerca, sulla possibilità di reclutamento e di avanzamento di carriera, sugli assetti istituzionali, sulla natura stessa dell’Università quale soggetto pubblico. Le conseguenze saranno infatti l’inevitabile dequalificazione dell’attività di ricerca, con una ricaduta negativa sulla didattica; la drastica riduzione del personale docente e tecnico-amministrativo; l’affossamento definitivo delle speranze di ingresso di molti giovani e di carriera per ricercatori e professori associati; la contrazione dell’offerta formativa e dei servizi amministrativi e di sostegno alla didattica garantiti agli studenti. Lo scenario alternativo è la trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato, con prevedibili conseguenze negative in termini di lievitazione delle tasse universitarie, caduta della qualità dell’offerta formativa, ulteriore precarizzazione dell’attività di docenza, mortificazione della ricerca. Al di là della prevedibile privatizzazione dei rapporti di lavoro, infatti, rimane del tutto indeterminato il futuro assetto organizzativo e gestionale dei nuovi soggetti privati, che andrebbero a subentrare alle Università rilevandone il patrimonio.
La legge produce effetti particolarmente penalizzanti per gli Atenei storici, tra i quali l’Università di Pisa, caratterizzati da una più marcata necessità di ricambio del corpo docente. La Facoltà di Scienze politiche, storicamente sottodimensionata, presenta sotto questo profilo una situazione di assoluta emergenza. A fronte di 14 pensionamenti previsti nei prossimi 4 anni, pari a circa il 25% del corpo docente, saranno infatti possibili soltanto 2,8 operazioni di reclutamento o avanzamento di carriera.
I ricercatori della Facoltà di Scienze politiche, riuniti in assemblea il 13 ottobre 2008, hanno approvato un documento con il quale esprimono la loro protesta nei confronti della legge 133/2008 e deliberano lo stato di agitazione, rinunciando agli affidamenti didattici aggiuntivi e invitando le altre componenti del corpo docente ad aderire alla loro mobilitazione.
Il Consiglio di Facoltà a maggioranza, con un voto contrario:
- manifesta la propria solidarietà ai ricercatori;
- prende atto della rinuncia dei ricercatori agli affidamenti didattici aggiuntivi e dell’intenzione manifestata da numerosi docenti di I e II fascia di rinunciare ad incarichi eccedenti i loro doveri contrattuali;
- chiede al Preside di sospendere la normale attività didattica allo scopo e per il tempo utile a consentire la necessaria e conseguente rimodulazione dell’offerta didattica;
- invita tutte le componenti presenti al Consiglio di Facoltà ad organizzare incontri e seminari di discussione sui contenuti della legge 133/2008;
Il Consiglio di Facoltà invita il Preside a chiedere agli organi di governo dell’Ateneo di riunirsi per valutare ed esprimersi in merito alla situazione di disagio che si è venuta configurando.

Facoltà di Farmaciamozione approvata il 15 ottobre

Il Consiglio della Facoltà di Farmacia nella seduta del 15 ottobre 2008 dopo una lunga e motivata discussione alla quale hanno partecipato nella seduta allargata la componente studentesca ed il personale tecnico amministrativo ha deliberato presenti solo gli appartenenti al Consiglio di Facoltà il seguente documento:

Vista la delibera del Consiglio di facoltà di Farmacia del 18.07.2008

Vista il documento approvato dal Senato della Università di Pisa nella seduta del 7.10.2008.

Vista la posizione espressa dai Senati Accademici delle Università Toscane riunitisi per via straordinaria in seduta congiunta il 14.7.2008

Viste le prese di posizione di alcune Facoltà e Dipartimenti dell’Ateneo pisano e toscani;

Visto il documento dell’Assemblea tenutasi a Pisa il 8.10.2008

Vista la protesta studentesca, la profonda preoccupazione dei giovani laureati e di tutti coloro che svolgono attività di ricerca nell’Università senza una reale prospettiva futura,

Il Consiglio della Facoltà di Farmacia, pur nella piena consapevolezza della grave situazione economica del Paese, e delle criticità, anche di ordine finanziario, esprime una valutazione estremamente negativa relativamente ai contenuti che si riferiscono all’Università della legge 6 agosto 2008 n. 133.

Nello specifico, il Consiglio di Facoltà di Farmacia ribadisce che gli interventi previsti per l’Università costituiscono una profonda alterazione dei caratteri e dei connotati del sistema, nonché delle capacità operative delle Università.

La riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario e più complessivamente delle risorse disponibili, realisticamente non compensabili con nuove e diverse entrate, che si aggiungono ad un pregresso conclamato sottofinanziamento, provocherà un rapido ed inevitabile deterioramento della didattica, della ricerca e dei servizi.

La limitazione improvvisa del turn-over, pesante e senza una preventiva valutazione, contraddice l’esigenza di un ricambio generazionale della docenza e colpisce ancor più il personale tecnico-amministrativo, comportando il peggioramento indiscriminato degli Atenei pubblici.

Il Consiglio della Facoltà di Farmacia non può non rilevare che tale provvedimento si caratterizza per una totale assenza di valutazione e motivazione.

Il Consiglio di Facoltà non può inoltre non rilevare che l’incapacità di operare scelte razionali e motivate, basate su indicatori oggettivi d’efficacia e qualità dell’Università, è ormai una costante che sembra aver caratterizzato i diversi governi.

Viene inoltre sottolineato come l’opinione pubblica non sia sensibile alle tematiche dell’Università a causa di una campagna mediatica che ha evidenziato i casi di inefficienza e corruzione, comunque presenti nell’Università, senza considerare l’altra parte maggioritaria del mondo accademico che si impegna affinché gli Atenei continuino a mantenere standard elevati.

Il Consiglio di Facoltà esprime pertanto la sua profonda perplessità verso una classe politica che complessivamente non ha saputo, negli ultimi anni, comprendere le potenzialità reali della formazione avanzata per lo sviluppo sociale ed economico del paese.

Il Consiglio di Facoltà afferma che solo una discussione approfondita e condivisa a livello nazionale delle misure, che si ritengano necessarie ed opportune per un miglioramento e avanzamento dell’Università pubblica, sia l’unico strumento che permetta, nel rispetto dell’autonomia, una riforma efficace e produttiva.

Afferma altresì che non è attraverso la “strada delle Fondazioni” che tale risultato possa essere raggiunto ma anzi si perderebbe la vocazione pubblica e si provocherebbe al tempo stesso un aumento delle pesanti disparità dovute alle diverse realtà socio-economiche del Paese nonché si peggiorerebbero le condizioni di accesso al diritto allo studio.

Il Consiglio della Facoltà di Farmacia chiede pertanto :

− che gli organi istituzionali dell’Ateneo prendano una decisa posizione contro i provvedimenti del Governo, eventualmente anche attraverso la pubblica manifestazione della disponibilità di remissione del proprio mandato (Rettore, Presidi di Facoltà e componenti del Senato Accademico);

− la predisposizione di metodi di pubblicizzazione di questa protesta attraverso il sito della Facoltà, dei Dipartimenti e di tutti i docenti;

− che il Governo divenga consapevole che l’Università è settore strategico per il rilancio del paese e per tanto riveda i propri orientamenti politici;

− che tutti i parlamentari, indipendentemente dalla appartenenza politica, nella discussione della prossima Legge finanziaria, prendendo coscienza degli obiettivi che sarebbe opportuno raggiungere di utilizzo del PIL destinato all’alta formazione e alla ricerca al pari degli altri paesi della comunità europea provvedano a sospendere e correggere le norme previste dalla Legge 133/2008.

Il Consiglio di Facoltà dichiara inoltre la propria disponibilità a partecipare a manifestazioni condivise dall’intero Ateneo e del mondo universitario allo scopo di recuperare il consenso dell’opinione pubblica e produrre un ripensamento generale del governo.

Ritiene che sia indispensabile per questo che la CRUI si adoperi perché si inizi una trattativa con il governo per una riforma dell’Università che parta da una valutazione analitica dello stato delle Università e proponga misure che studiando nuovi meccanismi di reclutamento del personale docente e modifiche dello status giuridico del personale universitario arrivi ad una razionalizzazione delle risorse disponibili ed ad un potenziamento degli investimenti sulla ricerca.

Il Consiglio di Facoltà, approva all’unanimità questa mozione.

Facoltà di Lingue e Letterature straniere, mozione approvata il 15 ottobre

I professori, ricercatori, lettori, tecnici e amministrativi, dipendenti precari, dottorandi, assegnisti, contrattisti e studenti di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Pisa chiedono che il Rettore, il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione, raccogliendo la vibrante protesta della comunità universitaria pisana contro la legge 133/2008, che sta trovando crescente rispondenza nelle iniziative in atto in altri Atenei, esprimano una netta opposizione nei confronti di una politica mirata alla sistematica destrutturazione dell’Università pubblica mediante iniziative legislative disorganiche basate su tagli finanziari e tagli al turn-over.

A tale scopo, chiedono:
1) che il Rettore si faccia portavoce presso la CRUI e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca della richiesta di pervenire a sostanziali ed immediate modifiche legislative che escludano il sistema dell’università e della ricerca dall’ambito di applicazione della legge 133/2008, e della improcrastinabile necessità di apertura di un serio tavolo di trattativa istituzionale per la definizione di una riforma organica e condivisa dell’Università;
2) che quanto sopra venga dibattuto quanto prima in una seduta del Senato Accademico aperta a tutte le componenti del mondo accademico;
3) che, come segno visibile della posizione dell’Ateneo pisano, il Rettore assuma immediatamente la decisione di non procedere all’inaugurazione dell’Anno Accademico e che nella data originariamente prevista per tale evento tutte le attività dell’Ateneo vengano sospese in segno di protesta, dando il massimo rilievo attraverso i mass media a tali iniziative.

In considerazione di quanto sopra, l’Assemblea s’impegna :
- a non attivare una sospensione generalizzata dell’attività didattica, bensì una mirata a consentire la partecipazione di studenti e docenti a iniziative di protesta indette a livello locale e nazionale, purché comunicate con non meno di 5 giorni di anticipo al fine di consentire la pubblicizzazione delle stesse;
nel contempo, le attività didattiche prevederanno anche forme alternative, quali :
- lezioni all’aperto,
- lezioni concordate fra docenti e studenti, parzialmente o integralmente dedicate all’illustrazione dei contenuti della Legge 133/2008 e del funzionamento globale dell’Università,
- attività di autoformazione con la collaborazione dei docenti della Facoltà.

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